Salute

Guerra Ucraina: analista, con stop gas russo rischi per industrie

Redazione

Guerra Ucraina: analista, con stop gas russo rischi per industrie

Mar, 15/03/2022 - 16:46

Condividi su:

Per comprendere il peso che la guerra in Ucraina può avere nella dimensione europea e nazionale, bisogna porsi una serie di questioni, a partire da cosa c’è alla base dell’aumento dei prezzi dell’energia, e in particolare del gas naturale. Al di là dei fattori di mercato, vanno presi in considerazione altri fattori, innanzitutto geopolitici. Lo spiega a LaPresse Demostenes Floros, analista economico e geopolitico e Senior economist presso il CER-Centro Europa Ricerche, settore Energia. “Con le sanzioni si è venuta a creare una spaccatura tra le principali economie europee e la Federazione russa. Spaccatura che – sottolinea Floros – non è nell’interesse delle due parti, ma nell’interesse degli Stati Uniti, che negli anni trascorsi hanno suggerito all’Ue di affrancarsi dal gas russo.

Il 25% dei consumi Ue sono soddisfatti dal gas naturale, percentuale che sale al 41% per Italia che ha il gas naturale come prima fonte nel suo paniere energetico. Sia l’Italia che l’Ue importano circa il 40% dei consumi totali gas naturale dalla Russia.

Questi ammontare non sono sostituibili con altri fornitori: parliamo di 155 milioni di metri cubi esportati dalla Federazione Russa per l’Ue e 28 per l’Italia. Gli Usa avevano suggerito di comprare il loro gas liquido ma non è possibile, numeri alla mano. Inoltre il gas liquido è più costoso, fatto che comporterebbe conseguenze gravi sui costi per il sistema manifatturiero.

I prezzi delle fonti fossili a livello globale – prosegue l’analista – sono aumentati di più del 100%, il gas naturale ha avuto incremento in mercato regionale europeo di quasi 400% e L’Ue è l’area che ha pagato il prezzo maggiore: negli Usa l’aumento è stato del 70%, in Cina e India del 100% in linea con crescita media globale, in Ue del 128%, in Germania del 140% e in Italia del 180%. Paradossalmente il nostro Paese, che fa un maggiore utilizzo della fonte fossile meno emittente Co2, paga un costo maggiore.

Il progetto South Stream in questo senso era strategico per l’Italia: l’avrebbe resa l’hub gasiero dell’Europa centro meridionale, ma le pressioni esercitate dagli Usa sulla Bulgaria l’hanno bloccato. Un discorso di cui in Italia si parla troppo poco, preferendo attribuire la responsabilità dello stop ai paletti posti dall’Ue”.

Per questo Floros prevede che “il momentaneo ricompattarsi del blocco occidentale sarà una situazione che non durerà a lungo, perché gli Stati europei si trovano davanti ad una contrapposizione tra i propri interessi militari – e dunque la NATO – ed i propri interessi energetici e commerciali con la Federazione Russa, come porta verso l’Eurasia”. E avverte: “se gli europei non affronteranno questa contraddizione le conseguenze saranno molto gravi. Anche perché le scelte strategiche che verranno adottate dal nostro Paese nel campo dell’energia non potranno prescindere dall’evoluzione politica dell’Ue”.

La questione guerra in Ucraina contiene dunque un aspetto energetico importante. Questo anche in ragione del fatto che, per Flores, “noi ci troviamo davanti a quella che abbiamo chiamato transizione energetica che vedrà al centro il gas naturale, perché tra i combustibili fossili è quello che emette meno Co2 facendo da ponte tra fonti fossili e il mondo delle rinnovabili.

Mondo che però non sarà così facilmente raggiungibile. Innanzitutto per una questione di costi: nel rapporto sulla transizione energetica pubblicato dal Cer il 17 febbraio evidenziamo che i costi globali potranno oltrepassare i 170 trilioni di dollari. Cifre immense – commenta – che segnano un passaggio epocale, che potrebbe necessitare di un altro sistema economico e che soprattutto potrebbe non essere pacifico. Anche perché al momento è capire chi pagherà questo passaggio, e come. Sino ad oggi i costi della transizione sono stati scaricati sul fattore lavoro”.

banner italpress istituzionale banner italpress tv