Il disagio psicologico e mentale, in aumento in particolare tra i giovani sotto i 34 anni, e quello della depressione, che coinvolge secondo dati Istat almeno 3 milioni di persone, non va dimenticato soprattutto in un periodo come quello attuale. Infatti, molte patologie psichiche registrano segnali di peggioramento dallo scoppio della pandemia in poi.
Un’analisi condotta su un campione nazionale di persone tra i 18 ei 75 anni da un gruppo di psichiatri dell’Università Cattolica di Roma, ha evidenziato che se il 62% degli italiani ha affrontato il confinamento subito senza significativi contraccolpi a livello psicologico, il 38% ha registrato chiari segnali di disagio, e che per metà si è trattato di un disagio moderato ma per un’altra metà (quasi un italiano su 5) di un disagio severo. Alla paura di contrarre il virus si aggiunge quella generale per gli effetti del Covid sulla salute psichica della persona, per il peso della solitudine e dell’isolamento.
A commentare l’indagine è Giusy Messina, responsabile Ricerca e Sviluppo Natur e psicologa clinica e psicoterapeuta: “Un simile quadro emozionale, fatto di emozioni tutte negative, è da ricollegare non solo al rischio virale ma anche, e in qualche caso soprattutto, alla condizione di isolamento e solitudine che si è determinata a seguito delle misure di contenimento del contagio, e che ha creato in molti casi un vuoto nella vita delle persone. Famiglie e comunità di ogni tipo e struttura generazionale, e molte sono le persone che si sono sentite spaesate e indifese di fronte a quello che per qualcuno è un vero ‘ caos interiore’, sia un caos ’emozionale’ rispetto alla sofferenza psichica e relazionale, sia un caos ‘della razionalità’ rispetto ai problemi esistenziali, economici e valoriali che si acuiscono nella crisi”.
Molti sottolineano anche che il disagio di cui stiamo parlando durerà a lungo e si misurerà anche in termini di danni gravi e in qualche caso permanenti, cosa possiamo fare? “Uno sforzo particolare deve essere dedicato, anche e soprattutto nei programmi di ripresa e resilienza, all’abbattimento delle cause dell’incertezza e dell’ansia rispetto al futuro, a partire da tutto ciò che concorre a ricreare un clima di serenità e di relazionalità positiva.
È peraltro indubbio- spiega Messina- anche in mancanza di dati certificati statisticamente, che adolescenti e giovani soffrano più degli adulti di simili disagi. E sono numerosi i segnali lanciati da operatori sanitari, psicologi ed associazioni che denunciano dei disturbi dell’aumento del disagio e psicologici nell’età derivanti, in particolare in adolescenza, non tanto dallo stress legato al pericolo dell’infezione da Covid-19, quanto da quello provocato dalle mancate relazioni, dalle nuove condizioni di studio o lavoro, e in alcuni casi anche dall”eccesso di prossimità’ con i propri famigliari durante la chiusura”.
Aggravamento di patologie psichiche perché, al di là della necessaria prudenza per quanto riguarda i contatti fisici in una crisi pandemica, non va dimenticato che la vita umana è fatta di relazioni e che le relazioni sono la linfa della crescita, dello sviluppo e dell’equilibrio psico-fisico delle persone e delle comunità, e hanno bisogno di condivisione, scambio ravvicinato e dialogo profondo. Occorre quindi guardare al complesso dei fenomeni legati al disagio psichico, soprattutto quello giovanile.

