Salute

Lillo Cellauro, una intelligenza acuta della “prima Repubblica”

Fiorella Falci

Lillo Cellauro, una intelligenza acuta della “prima Repubblica”

Gio, 25/11/2021 - 18:04

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Lillo Cellauro se n’è andato all’improvviso, con lo stile essenziale che lo ha contraddistinto sempre, negli anni del suo impegno sindacale e poi politico e istituzionale, sempre lucido, acuto nell’analisi e creativo nelle soluzioni, attento alla sostanza dei problemi e ai diritti delle persone.
È stato un nisseno d’adozione che ha saputo interpretare lo spirito più attivo della nostra identità: bancario, espressione di quel ceto medio riflessivo che nella seconda fase della prima Repubblica ha maturato percorsi coraggiosi che dagli ambienti del potere ha scelto di avvicinarsi al movimento dei lavoratori nella stagione delle grandi riforme di struttura, ha conquistato alla battaglia sindacale lo spazio tabù delle aziende del credito imponendosi come interlocutore temuto e rispettato a livello regionale.


Da giovane democristiano emergente ha scelto la sinistra negli anni in cui questo significava schierarsi all’opposizione del potere più pervasivo e onnipresente, entrando nel Partito Comunista di Caltanissetta con intelligenza affilata, insegnando ai suoi nuovi compagni ad analizzare le strutture e le dinamiche più nascoste del sistema di potere, insieme all’ironia mordace e dissacrante di tante liturgie della politica, capace di destrutturare con una battuta fulminante manovre burocratiche e dirigenti sussiegosi.
Nelle istituzioni ha saputo essere portatore di proposte costruttive: la trasformazione di quello che doveva essere l’ospedale psichiatrico in CEFPAS fu un’intuizione del Comitato di Gestione ASL di cui faceva parte, insieme a Michele Geraci e a Diego Argento, capaci di dialogo, al di là delle collocazioni politiche, determinati nel promuovere il progetto, trovare i finanziamenti, velocizzare gli appalti e i lavori, collegarsi con i governi regionali e impegnare Bernardo Alaimo, allora onnipotente assessore alla Sanità, per difendere il progetto e non farlo fallire, come ad un certo punto sembrava che potesse accadere.


Seguiva ancora, sempre con attenzione e commentava con intelligenza tutti gli eventi di cui valeva la pena occuparsi, prendendo le misure a vecchi e nuovi esponenti del teatro politico di un territorio di cui poteva ricostruire genealogie e appartenenze lontane e nascoste, che sapeva riconoscere in filigrana, con i legami, gli interessi, le alleanze dei gruppi di potere.
Queste analisi del sottosuolo della società civile oggi la politica locale non è più in grado di farle. Al massimo ci si limita al gossip.

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