“Il Giappone sta contemplando varie opzioni e agira’ con decisione in risposta alla recente sentenza del tribunale sudcoreano che ordina al governo giapponese di risarcire i danni alle cosiddette ‘comfort women’ nella seconda guerra mondiale”.
Si tratta di donne e ragazze schiavizzate e costrette a far parte di gruppi creati dalle forze militari dell’Impero Giapponese, per fungere da “conforto” per i combattenti.
Lo fa sapere il ministero degli Esteri di Tokyo in un comunicato ufficiale, mentre i vertici diplomatici dei due Paesi si affrettano ad affrontare la questione in un tavolo di confronto online che coinvolgera’ Takehiro Funakoshi, direttore generale dell’Ufficio per gli Affari asiatici del ministero degli Esteri giapponese, e Kim Jung Han, direttore generale per gli Affari asiatici del ministero degli Esteri della Corea del Sud. Da parte giapponese crescono le pressioni al governo da parte del Partito liberal democratico (LDP) affinche’ “porti Seoul davanti alla Corte internazionale di giustizia”, ritardando l’insediamento del nuovo ambasciatore in Corea del Sud, Koichi Aiboshi.
La corte di giustizia di Seoul ha confermato la sentenza che condanna il governo giapponese a risarcire con 100 milioni di won ciascuna delle 12 donne ancora in vita che hanno avanzato la richiesta di risarcimento, inasprendo ulteriormente le relazioni bilaterali tra i due paesi.
Il Giappone ha risposto sostenendo che le questioni di risarcimento in oggetto sono state risolte definitamente da un accordo firmato nel 1965 e riconfermato nel 2015, nel quale i due Paesi si sono impegnati a risolvere la questione in maniera “definitiva e irreversibile”.
Nella foto: una statua che raffigura l’antica tensione tra i due stati per le “COmfort Women”

