Giustizia, Mulè (FI) : “CSM non può sinedrio a difesa corporazione”

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“Le frasi attribuite al consigliere del Csm Antonino Di Matteo, ove corrispondano al vero, sono la miglior prova di un malinteso senso di appartenenza e della pretesa, che certo sarà respinta al mittente, di fare dell’organo di autodisciplina un sinedrio a difesa di una corporazione.
Quelle dichiarazioni riguardano la mia audizione davanti alla commissione parlamentare antimafia, cui ho chiesto di essere sentito, per replicare alle dichiarazioni di Gianpiero Casagni, richiamate e fatte proprie dal gip di Caltanissetta Graziella Luparello, in una sentenza, resa in nome del popolo italiano, nei confronti di Antonello Montante.
Io non sono mai stato neanche sfiorato dalle indagini, non sono mai stato ascoltato da investigatori e inquirenti neppure come “persona informata dei fatti”, eppure, nelle motivazioni, quel giudice mi dedica pagine e pagine tranciando giudizi che fanno di me un reietto della società civile, ma anche un vile e un meschino scappato dalla direzione di Panorama in modo “assai poco onorevole” (sono parole della sentenza), perché spaventato da un procedimento disciplinare.
Lo ripeto e lo ripeterò finché campo, con buona pace del consigliere Di Matteo: leggendo quella sentenza mi sono sentito esposto come sotto al fuoco di un cecchino, visto che consapevolmente quel giudice ha deciso di colpire un cittadino ignaro, estraneo a quel processo. Oggi è toccato a me, domani potrebbe accadere a chiunque.
Se il tentativo del consigliere Di Matteo è sottrarre al Csm, cui intendo rivolgermi a mia tutela, il compito di verificare eventuali responsabilità disciplinari di quel giudice, sono certo che non sortirà alcun effetto.
A lui che invoca l’apertura da parte del Csm di una “pratica a tutela” del gip Luparello chiedo: chi dovrebbe tutelare un cittadino la cui reputazione è stata lordata da una sentenza, emessa all’esito di un processo nel quale non ha rivestito alcun ruolo, se non il CSM?
A lui che definisce quanto ho detto in Antimafia espressioni che “oggettivamente delegittimano pericolosamente la figura di un magistrato particolarmente esposto anche in altri numerosi processi di criminalità organizzata”, rispondo che anch’io mi sento delegittimato, ma sono certo che il Csm saprà svolgere in piena serenità, libertà e indipendenza il suo ruolo di garanzia restituendo al Paese la dimensione alta di un organismo costituzionale a tutela dei cittadini e a me la mia dignità”.
Lo afferma in una nota Giorgio Mulè, deputato di Forza Italia e portavoce dei gruppi azzurri di Camera e Senato.

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