Caltanissetta, il Centro spina bifida dell’ospedale “Sant’Elia” punto di riferimento per 150 famiglie siciliane

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 In Sicilia le persone affette da spina bifida sono circa 400 e di questi 150 sono seguiti a Caltanissetta dove è stato creato un Centro diventato negli anni una eccellenza della Sanità siciliana grazie all’infaticabile azione dell’Asisbi (Associazione Siciliana Spina Bifida e Idrocefalo) che è l’unica associazione siciliana che si occupa di spina bifida (riconosciuta dalla Regione) e alla determinante disponibilità dell’Asp. Il Centro, data la complessità della patologia, si avvale della consulenza dei migliori professionisti italiani esperti in materia, e proprio in questi giorni ha accolto il prof. Caldarelli, neurochirurgo dell’ospedale Gemelli di Roma, il quale ha visitato i pazienti del Centro. Il prof. Caldarelli ha definito unica l’esperienza a Caltanissetta che gli ha offerto la possibilità di visitare in pochi giorni molti pazienti affetti dalla patologia e monitorarli da un punto di vista neurochirurgico. «Il Centro – spiega Carlo Campione, presidente regionale dell’Asisbi – si avvale anche della consulenza del dott. Famà (ortopedico dell’ospedale Gaslini di Genova) e del prof. Bazzocchi (già gastroenterologo del Montecatone Rehabilitation Institute). In passato hanno offerto la loro consulenza pure la dott.ssa Multerer (chirurgo ortopedico del Kinder Zentrum di Aschau in Germania) e la dott.ssa Guerrer (androloga dell’ospedale Niguarda di Milano)». Il dott. Campione considera determinante la collaborazione dell’Asp nissena, «grazie alla quale – aggiunge – è stato possibile garantire un riferimento alle famiglie siciliane, costrette ad affrontare troppo spesso viaggi particolarmente complessi e faticosi verso i Centri del Centro-Nord Italia». Quindi conclude: «Anche per chi è portatore di una malformazione così complessa come la spina bifida, è possibile vivere una vita “normale”, cioè umana: l’unica condizione necessaria è quella di trovare il senso della propria presenza su questa terra, e di dare valore alla propria unicità. Basta avere il sostegno necessario, e punti di riferimento positivi». (di Lino Lacagnina, fonte La Sicilia)

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