Salute

Caltanissetta, il Centro spina bifida dell’ospedale “Sant’Elia” punto di riferimento per 150 famiglie siciliane

Redazione

Caltanissetta, il Centro spina bifida dell’ospedale “Sant’Elia” punto di riferimento per 150 famiglie siciliane

Ven, 15/11/2019 - 09:38

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Caltanissetta, il Centro spina bifida dell’ospedale “Sant’Elia” punto di riferimento per 150 famiglie siciliane

 In Sicilia le persone affette da spina bifida sono circa 400 e di questi 150 sono seguiti a Caltanissetta dove è stato creato un Centro diventato negli anni una eccellenza della Sanità siciliana grazie all’infaticabile azione dell’Asisbi (Associazione Siciliana Spina Bifida e Idrocefalo) che è l’unica associazione siciliana che si occupa di spina bifida (riconosciuta dalla Regione) e alla determinante disponibilità dell’Asp. Il Centro, data la complessità della patologia, si avvale della consulenza dei migliori professionisti italiani esperti in materia, e proprio in questi giorni ha accolto il prof. Caldarelli, neurochirurgo dell’ospedale Gemelli di Roma, il quale ha visitato i pazienti del Centro. Il prof. Caldarelli ha definito unica l’esperienza a Caltanissetta che gli ha offerto la possibilità di visitare in pochi giorni molti pazienti affetti dalla patologia e monitorarli da un punto di vista neurochirurgico. «Il Centro – spiega Carlo Campione, presidente regionale dell’Asisbi – si avvale anche della consulenza del dott. Famà (ortopedico dell’ospedale Gaslini di Genova) e del prof. Bazzocchi (già gastroenterologo del Montecatone Rehabilitation Institute). In passato hanno offerto la loro consulenza pure la dott.ssa Multerer (chirurgo ortopedico del Kinder Zentrum di Aschau in Germania) e la dott.ssa Guerrer (androloga dell’ospedale Niguarda di Milano)». Il dott. Campione considera determinante la collaborazione dell’Asp nissena, «grazie alla quale – aggiunge – è stato possibile garantire un riferimento alle famiglie siciliane, costrette ad affrontare troppo spesso viaggi particolarmente complessi e faticosi verso i Centri del Centro-Nord Italia». Quindi conclude: «Anche per chi è portatore di una malformazione così complessa come la spina bifida, è possibile vivere una vita “normale”, cioè umana: l’unica condizione necessaria è quella di trovare il senso della propria presenza su questa terra, e di dare valore alla propria unicità. Basta avere il sostegno necessario, e punti di riferimento positivi». (di Lino Lacagnina, fonte La Sicilia)