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Teatro Greco a Siracusa. Paola Catino Cinardi: “Elogio al coro degli spettatori”

Redazione

Teatro Greco a Siracusa. Paola Catino Cinardi: “Elogio al coro degli spettatori”

Lun, 02/04/2018 - 17:17

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Ecco di nuovo quest’anno il ciclo delle rappresentazioni classiche di Siracusa. Ricomincia il pellegrinaggio verso il teatro greco. Quelli che hanno frequentato il liceo classico cercano su vecchi libri trame e commenti; le comitive parrocchiali, e non, si fanno spiegare la trama prima della partenza. Qualcuno compra il libretto all’ingresso e lo leggiucchia durante lo spettacolo. E’ bello arrivare all’ingresso un po’ prima dell’apertura; dare un’occhiata da lontano alle latomie e fare la fila, una fila disordinata e vociante. Qui comincia lo spettacolo.

Mi vergogno ad ammetterlo, ma io vengo nel teatro di Siracusa soprattutto per vedere il pubblico. E’ lo spettacolo nello spettacolo: anziani insegnanti e giovani cultori delle antichità classiche si mescolano a mature casalinghe in prendisole e a giovani in nero con inquietanti scarpe borchiate. Molti hanno con sé borse piene di cuscini e acqua minerale. Non mancano mai scolaresche di rinomati licei nazionali e di piccole scuole medie di provincia. Che dire poi dei turisti stranieri, che a frotte accorrono da Taormina . Tutti sono eccitati come prima di un viaggio avventuroso. Appena si aprono i cancelli per i posti non numerati comincia una salita gioiosa su per le antiche scale, alla ricerca del posto preferito. Prima dell’inizio dello spettacolo fioriscono ombrellini, ma anche ombrelloni per difendersi dal sole; Le signore siciliane in età si difendono, invece, con il ventaglio aperto a proteggere il capo. Quando inizia lo spettacolo, si fa silenzio, un silenzio profondo e irreale per un pubblico da stadio. E io guardo il pubblico: non è difficile farlo in un teatro greco con la bella luce del sole che illumina tutti fin quasi alla fine. Il teatro è quasi sempre stracolmo di spettatori, ma non si sente volare una mosca; tutti gli occhi sono intenti; gli orecchi attentissimi.

Ma che spettatori “casual”: magliette, scarpe comode, molti prendisole, ma anche pullover multicolori, dopo il tramonto, per difendersi dalla brezza. Che spettacolo! Che bella gente! Qualcuno ha anche fatto due otre ore di pullman e ne farà altrettante per il ritorno.

Ma sono lì ; siamo lì: Perché? Sarebbe facile tessere le lodi sperticate del teatro greco. Io tesso le lodi degli spettatori, che vogliono ancora interrogarsi sui sentimenti, sui valori umani, sulla religione anche e , talvolta, sulla politica. Ma, si dirà, ci sono tante altre occasioni di partecipazione attraverso eventi teatrali. Si, certo, ma qui è diverso. Non saprei dire fino in fondo perché, ma è diverso. Tutti sanno quanto sarà pesante l’argomento; quante implicazioni filosofiche, antropologiche, culturali e anche personali vi saranno; quanto dolore sarà esibito: una madre che ammazza il figlio perché invasata dal demone; una madre che piange il figlio ancora fanciullo, che , da ospite divenuto ostaggio, è stato barbaramente trucidato; sorelle che vogliono seppellire i fratelli, contro i divieti delle leggi scritte; figli che vogliono vendicare i genitori uccisi a tradimento e spose che vogliono morire al posto dello sposo, ma rimpiangono di non poter così veder crescere i figli, assistere ai parti delle figlie, e vedere il fiore della giovinezza armata dei maschi. Tutte queste cose il pubblico le conosce in anticipo; spesso, come dicevo prima, i singoli si documentano e le comitive meno agguerrite, culturalmente parlando, ascoltano qualche giorno prima un esperto che spiega e presenta gli spettacoli che vedranno. E si vede che sanno, quasi tutti, a che cosa stanno assistendo. Mi vergogno ad ammetterlo, ma durante lo spettacolo io guardo questo pubblico. Osservo moti di stupore o disappunto, che passano sui volti e si materializzano in suoni amplificati dalla perfetta acustica del teatro. Un sospiro corale, un moto di stupore che sfuma in un soffio costituiscono un contrappunto ineguagliabile al ritmo dell’azione. E’ il coro degli spettatori.

Paola Catino Cinardi

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