CALTANISSETTA – Da poco insediata, la nuova Giunta di Caltanissetta ha lanciato una prima proposta, quella di chiudere al traffico veicolare il centro storico, per altro opportunamente sottoponendola al vaglio di alcuni organi di categoria.
Apprezzo l’iniziativa e l’idea di una concertazione preventiva e, poiché voglio aprire una linea di credito a questa Amministrazione, mi sforzo di dare il mio contributo.
Ora, se la pedonalizzazione del centro serve a dare, come già altre volte in passato, un po’ di visibilità mediatica a qualcuno o fa parte della “politica degli annunci” tanto cara per esempio al Governatore Crocetta, invito a non proseguire oltre, se però si vuol fare qualcosa di concreto, mi si permetta di ricordare che ogni provvedimento, se non inserito, in un progetto più ampio, rischia di far male o, tutt’al più, di non servire.
La chiusura al traffico di una zona della città, quale che sia, ed in particolare della nostra, date le sue specificità, presuppone, secondo me, alcuni prerequisiti.
Il primo è quello di uno studio del traffico che preveda percorsi alternativi per collegare le diverse parti della città (Nord-Sud ed Est-Ovest) senza doversi impegnare in una gimcana tra stradine strette e tortuose.
Il secondo, intimamente connesso al primo, è quello di una rete di parcheggi che consenta di avvicinarsi quanto più possibile all’isola pedonale e proseguire a piedi. Ovviamente, aree di sosta non solo a pagamento! Qualcosa c’è, in merito, ma qualcos’altro resta ancora da fare.
Il terzo requisito è dato dalla presenza dei un sistema efficace di trasporto pubblico che consenta di lasciare a casa il proprio veicolo e, col bus, arrivare fin dentro la zona senza traffico. E qui mi pare che proprio non ci siamo, almeno a leggere le notizie di stampa o a vedere i mezzi della SCAT tristemente parcheggiati in piazza Garibaldi!
Infine, ultimo ma non per importanza, occorre che la “gita” nell’area pedonale sia resa appetibile, per così dire: a parte il piacere di incontrare qualche amico e poterlo vedere a figura intera anziché a “mezzo busto” da finestrino, a parte il giro dei negozi, più per curiosare che per il classico “shopping” per il quale mancano i danari, sarebbe pure grazioso se la vita del centro non finisse improrogabilmente alle otto di sera, ora dalla quale resta territorio di pertinenza di imprecisati ospiti, ma continuasse con i tavoli dei bar fuori, con un po’ di musica qui e là, con un po’ di vita, insomma.
Certo, però, che se il gestore di un locale, dopo aver investito qualche preziosissima risorsa, è costretto a pagare l’affitto del suolo pubblico come se dovesse comprarlo ogni mese e se non temesse che, dopo qualche tempo, gli venga chiesto di rimuovere tutto, com’è già avvenuto, se ne potrebbe parlare.
A voi della Giunta la scelta: programmiamo per bene le cose prima di farle o ci lanciamo e “cumu veni si cunta”?
(Arch. Gregorio Geraci)

