CALTANISSETTA – Se le società sportive lanciano l’allarme sopravvivenza è necessario fermarsi a riflettere, trovare soluzioni, pensare di risolvere una questione dirimente con serenità e spirito costruttivo. E‘ questo l’appello che mi sento di fare al Dott. Michele Campisi, sindaco di Caltanissetta. La questione della gestione degli impianti sportivi in Città, così come in tante altre realtà siciliane, è una questione atavica, affrontata sempre per tentativi e per questo mai risolta. Tutte la amministrazioni che si sono succedute dal 1983 ad oggi hanno comunque cercato di assicurare lo svolgimento delle attività sportive cittadine, rinunciando ad inserire la gestione degli impianti nel novero dei servizi pubblici a domanda individuale (come previsto all’art. 6 del decreto-legge 28 febbraio 1983, n. 55 – convertito con modificazioni dalla legge 26 aprile 1983 n. 131) da coprire in percentuale fissata dalla legge.
Adesso il Comune di Caltanissetta, con una Delibera di Giunta del 9 agosto 2013, ed in attesa dell’approvazione del Regolamento dell’uso degli impianti sportivi da parte del Consiglio Comunale (ad oggi non ancora avvenuta e non so se già in trattazione in Commissione), introduce la tariffazione dell’uso degli impianti fissandone gli importi.
Non voglio entrare nel merito del procedimento che ha portato all’individuazione delle tariffe e dei “conti” effettuati per giungere a tale determinazione. Voglio sottolineare, però, che tali tariffe sono certamente in grado di mettere in difficoltà ulteriormente le nostre società sportive, già duramente provate dall’assenza di qualsiasi sostegno economico di Comune, Provincia ed ora, cosa ancora più grave perché trattasi di ferita ancora aperta, della Regione Siciliana. Sono tariffe addirittura superiori a quelle fissate dalla Provincia Regionale per l’utilizzo del PalaCarelli, comprensive anche del servizio di custodia e guardiania.
Alle società sportive nissene, invece, oltre che i soldi il Comune chiede una sorta di collaborazione, in considerazione della carenza di personale per la custodia e della carenza di fondi per il pagamento dello straordinario nonché dell’impossibilità di utilizzare il personale del reddito minimo per la suddetta attività lavorativa al di fuori dell’orario ordinario. Per “evitare il rischio di chiusura degli impianti” si chiede ai dirigenti di assicurare l’apertura e chiusura di questi ultimi con “obbligo di spegnimento delle luci”.
Tutto questo aiuta a dipingere un quadro assolutamente non accettabile, lo dico senza polemica, e sento l ‘obbligo di estendere le ragioni di questo allarme lanciato dalle società calcistiche anche alle altre società sportive cittadine. Sono questi i motivi che mi portano a condividere pienamente le argomentazioni del presidente Morgana, al quale rappresento la mia disponibilità a ricercare tutte le iniziative che, di concerto con l’Amministrazione Comunale, possano portare ad una soluzione positiva della questione. Troppe società, anche storiche, hanno deciso di abbandonare ed altre, purtroppo, sembrano inesorabilmente costrette a farlo nell’ immediato futuro. Sarebbe bene riflettere su questo dato ed adoperarsi veramente per intervenire prima che sia troppo tardi.
Giuseppe Iacono
Delegato Provinciale CONI

