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Immigrazione, Silp Cgil: “I CIE strumento fallimentare che va abbandonato”

Redazione

Immigrazione, Silp Cgil: “I CIE strumento fallimentare che va abbandonato”

Mar, 07/01/2014 - 23:02

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immigrati1C ALTANISSETTA – In un contesto generale che pone in evidenza la necessità di una riforma radicale del quadro legislativo sull’Immigrazione, vorremmo con questa nota focalizzare l’attenzione sulla questione dei Cie (Centri d’Identificazione ed Espulsione), ex Cpt (Centri di Permanenza Temporanea). Sappiamo che sono comunque luoghi di “detenzione”,  costano anche molto al bilancio dello Stato e sono fallimentari rispetto alla loro funzione. Infatti sono all’ordine del giorno rivolte, fughe e atti di  autolesionismo. Inoltre è ormai appurato che una parte delle persone che vengono rinchiuse provengono dal carcere, dove hanno scontato pene detentive e che, di norma, dovrebbero essere identificate in carcere e rimpatriate alla fine della pena, dunque non dovrebbero stare nei Cie  e altri immigrati che non devono essere identificati, in quanto erano regolari ed hanno perso la regolarità semplicemente perché, con la crisi, hanno perso il lavoro e non hanno più potuto rinnovare il permesso di soggiorno.

I CIE sono uno strumento fallimentare, frutto di un approccio proibizionista dell’immigrazione che va assolutamente abbandonato.

Il governo dei flussi migratori ha bisogno di estendere e qualificare i flussi legali e regolari. Questa potrebbe essere la strada per affrancare gli immigrati dalla clandestinità e dalla tratta criminale. L’immigrazione ha bisogno di accoglienza e legalità.  Pertanto, il punto di partenza di ogni ragionamento è, necessariamente, la radicale modifica della legge “Bossi-Fini”, il superamento del “contratto di soggiorno” e l’abolizione del reato di clandestinità. Inoltre le risorse che vengono sprecate per la detenzione amministrativa, potrebbero essere utilizzate più razionalmente ed efficacemente come forma di assistenza e sostegno dei rimpatri.

Se si procedesse in questo modo, il bacino delle persone che oggi vengono internate si svuoterebbe e si potrebbe fare a meno dei Cie: se rimane ancora qualche caso eccezionale si può trattare con un provvedimento ad personam. In questa direzione, è necessario riportare da subito il limite per il trattenimento entro i trenta giorni previsti dalla normativa fino al 2008.

Norme e prassi così concepite, avranno anche l’ effetto di indurre le ambasciate straniere ad una più fattiva collaborazione nel delicato compito di identificazione, cosa che non avviene oggi perché non vogliono rendersi complici di provvedimenti restrittivi nei confronti di connazionali ancorché irregolari.

In conclusione, è oggi prioritario ricondurre la nostra legislazione in materia di immigrazione entro l’alveo del riconoscimento effettivo dei diritti fondamentali della persona, a partire da quanto contenuto nella Carta Costituzionale.

Il segretario generale provinciale Silp Cgil

                      Davide Chiarenza

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