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Dal Foglio “Crocetta, altro giro altra patacca. Le province cancellate sono resuscitate” di Pierangelo Buttafuoco

Redazione

Dal Foglio “Crocetta, altro giro altra patacca. Le province cancellate sono resuscitate” di Pierangelo Buttafuoco

Ven, 03/01/2014 - 11:56

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hqdefaultPALERMO – E chi la porta, adesso, la notizia a Massimo Giletti? Chi glielo dice al mattatore de L’Arena, principe di Domenica In, che le province di Sicilia, abrogate in diretta da Rosario Crocetta, cancellate a favore di telecamera (e a beneficio di Klaus Davi, già lookologo del presidente della Regione siciliana nonchè autore del talk suddetto) tornano su questi schermi, e tornano di pizzo, di cozzo e di malandrineria?

Evidentemente saranno state segnate con un inchiostro simpatico le province di Sicilia perché una volta cancellate, come da proclama Crocetta, stanno spuntando nuovamente. E se non si provvede entro 45 giorni – con un voto in parlamento, presso l’assemblea regionale – si procederà alla convocazione dei comizi elettorali.

A dare per fatte cose che sono ancora tutte da fare, tutti possono essere bravi ma la realtà è sempre complicata e Crocetta – il nostro eroe – malgrado la sua cosiddetta maggioranza, il sostegno di Domenica In e il soccorso dei volenterosi grillini, non è riuscito a far passare la proroga del commissariamento. Malgrado gli annunci fatti nel maggio scorso, infatti, il pittoresco Crocetta non è riuscito ancora a disporne l’effettivo passaggio ai liberi consorzi. Tutto ciò che aveva annunciato – nientemeno che la soppressione dell’Ente provincia all’interno dell’Isola da lui governata – non gli è riuscito: non è stato in grado di varare una vera legge di riforma entro la “data di scadenza” del 31 dicembre, giusto ieri. E non è riuscito a far approvare la richiesta di proroga.

Le cose tutte da fare non sono mai fatte. La richiesta del governo di un commissariamento lungo, di sei mesi, è stata respinta. Un emendamento soppressivo, presentato da Nello Musumeci, il leader dell’opposizione, ha sfasciato l’ingranaggio del dare per fatte le cose che sono ancora tutte da fare e così la proroga, magari prossima ad essere annunciata all’Arena, sottolineata dal gel di Klaus Davi, è stata bocciata.
Il rinnovo degli organi delle Province – a meno che Crocetta non riesca a far della sua già raccogliticcia maggioranza, un più acconcio raccogliticcio destino e sfangarla tra 45 giorni facendo approvare la nuova legge – sono un passaggio obbligato.
La realtà è proprio complicata. Quell’aver tentato di spazzare le province – enti governati dalla politica – per farne pascoli governati direttamente da lui, per tramite di commissari di fiducia, s’è rivelato essere un espediente incastrato in un altro trucco: far passare la proroga del commissariamento e raggrumare così, nella logica del fantasista, la clientela. I benefici individuali – indimenticato resta il capolavoro di far della propria segretaria un assessore, cacciando Franco Battiato – stanno per avere uno scatto ulteriore, quello dell’assistenzialismo territoriale.
Di Crocetta, si sa: anziché risolvere un problema, lui lo criminalizza. Il suo clientelismo, anziché spicciolo – non è certo quello del vasavasa – ha l’ambizione del geometra. A furia di far finta di cancellare le province, commissariandole, con nomine di sua stretta fiducia, ne fa nascere di nuove promuovendole ad “aree metropolitane”. Stava pure accorpando Enna e Caltanissetta, infatti, per aggiungere però un altro libero consorzio, “l’area metropolitana” della terribile e mirabile Gela, la sua città natale, e ripristinare così i privilegi feudali. Giusto lui che però fa vanto dell’essere l’unico puro e duro di Sicilia.
E chi glielo racconta, allora, a tutti quelli che abboccano al falso mito dell’immacolatezza di Crocetta? E ci dispiace per Giletti, per Klaus Davi che lo imbelletta e lo invita a L’Arena (ah, il conflitto d’interesse!) e ne abbiamo rammarico per Lilli Gruber che lo invita a Otto e Mezzo facendo inorridire tutta la Sicilia, per Gian Antonio Stella del Corriere della Sera che ancora ci crede all’eroe dai mille annunci e così anche per Marco Lillo, del Fatto Quotidiano. Ci dispiace assai che quest’ultimo abbia creduto alla favola di Confindustria di Sicilia che è solo una sorta di consorteria di tartufi che manco Moliere, in bicicletta o meno, avrebbe saputo immaginare senza un pezzo di Sicilia in scena, terribile e mirabile come sempre: in pizzo, cozzo e malandrineria.

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