GELA- «Bisogna aprire subito un confronto con la Raffineria di Gela per affrontare l’emergenza della crisi produttiva, tenendo conto dei problemi
occupazionali, se non si vuole far pagare un prezzo doppio ai
lavoratori». È la proposta lanciata dal direttivo provinciale
della Uilcem-Uil, il sindacato del settore chimico-energetico,
riunitosi stamani a Gela, alla vigilia del rinnovo del consiglio
delle rappresentanze sindacali unitarie dello stabilimento
dell’Eni. Il segretario, Silvio Ruggeri, denuncia un «gioco
sporco» da parte di chi «ai problemi reali causati dalle
difficoltà nazionali e internazionali del mercato della
raffinazione sta tentando di aggiungerne altri (come le mancate
ristrutturazioni) per portare alla chiusura».
Sono in gioco oltre tremila posti di lavoro tra diretto e
indotto e la stessa economia gelese. Ed allora, il direttivo
della Uilcem, in una nota, chiede di «sciogliere i nodi veri, a
cominciare dalla verifica degli investimenti deliberati dal Cda
dell’Eni, per il miglioramento tecnologico e l’incremento di
efficienza e di affidabilità degli impianti di Gela». Si vuole
capire che fine hanno fatto i promessi 550 milioni di euro di
investimenti, concordati da azienda e sindacati. Per il crollo
della domanda nel mercato dei carburanti, la raffineria di
Venezia chiuderà per 6 mesi a partire da novembre. Poi potrebbe
essere il turno di Gela mentre si delinea lo spettro della
delocalizzazione presso nuovi, grandi stabilimenti, in Asia e in
Africa, delle produzioni di carburanti oggi garantite dalle
raffinerie italiane.
La Uil, si affronti l’emergenza della raffineria di Gela
Mer, 12/10/2011 - 19:00
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