Salute

Alzheimer, continuano le visite assistite

Redazione

Alzheimer, continuano le visite assistite

Lun, 10/10/2011 - 12:00

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CALTANISSETTA- Proseguono le visite “assistite” degli ospiti del Centro Diurno Alzheimer Maria Luppino di Caltanissetta, del distretto D8 di Caltanissetta e gestito dalla cooperativa Etnos ; gli stessi ospiti hanno già in passato sperimentato questo particolare, quanto sperimentale, approccio terapeutico alla demenza recandosi presso il Centro Commerciale “Il Casale” di San Cataldo e la mostra dedicata a Michele Tripisciano presso la Gipsoteca di Palazzo Moncada a Caltanissetta.

Meta delle nuove destinazioni sono stati il Museo Archeologico di Caltanissetta, l’Abazia di Santo Spirito e la mostra ornitologica.

“Troppo spesso noi operatori sentiamo pronunciare delle frasi che lasciano l’amaro in bocca e che sono dimostrazione della scarsa conoscenza che ancora oggi si ha della malattia: <non esistono cure, non si può fare niente, ogni tentativo di intervento è inutile perché tanto non capirebbe o non sarebbe in grado di parteciparvi>.

Sfortunatamente è vero che la medicina non è ancora stata in grado di mettere appunto una cura efficace, disponiamo soltanto di farmaci sintomatici il cui unico risultato, nei casi in cui la malattia sia trattata precocemente ed in maniera adeguata, è un rallentamento del processo degenerativo ed una minore incidenza dei deficit cognitivi. Se quindi non esiste una cura risolutiva non è detto però che non siano disponibili delle terapie non farmacologiche che, se associate al trattamento medico, permettono di incrementare i benefici delle terapie convenzionali.

Spesso si trascura un aspetto fondamentale della stessa malattia: la demenza è una patologia dalla forte connotazione autobiografica, l’individuo cioè perde i riferimenti con il mondo esterno ma rimane fortemente “aggrappato” a quelli interni, la propria famiglia, la propria storia, la propria identità. Favorire il mantenimento di questi punti di riferimento significa favorire il benessere, l’autonomia e l’autostima. Dimensioni queste che sono al centro di tutti i disturbi comportamentali con i quali il familiare è costretto a confrontarsi quotidianamente e che fungono da termometro sia nel determinare la qualità della vita del paziente che nel modulare il benessere del familiare.

Ecco dunque che un intervento di questo tipo, che preveda la possibilità di rivivere la propria storia, cultura, tradizione ed identità permette al soggetto di ricollocarsi in un contesto familiare dal quale la malattia ha determinato l’allontanamento.

La scelta dei luoghi da visitare non avviene in modo casuale, cerchiamo sempre di individuare i luoghi, le tradizioni, le professioni cui i nostri ospiti sono stati più legati, cerchiamo di offrire loro la possibilità di raccontarsi attraverso i luoghi della loro memoria…ritrovata!

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