Italia un Paese di vecchi, l’allarme dell’Ocse

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ROMA – L’Italia e’ un Paese di vecchi. E le giovani generazioni sono messe molto peggio di quelle che le hanno precedute. Almeno in termini di politiche del lavoro, reddito e previdenza. E’ l’allarme lanciato dall’Ocse nel rapporto ‘Preventing Ageing Unequally’, che nel focus sull’Italia evidenzia come il Belpaese sia destinato a diventare nel 2050 la terza nazione piu’ vecchia al mondo dopo Giappone e Spagna. “Gia’ oggi l’Italia – scrivono gli esperti dell’organizzazione di Parigi – e’ uno dei piu’ vecchi Paesi dell’Ocse“. In generale, il rapporto rileva che in due terzi dei 35 Paesi censiti crescono le ineguaglianze di reddito da una generazione all’altra. Ed evidenzia che tra le generazioni piu’ giovani le ineguaglianze sono maggiori che tra quelle dei piu’ anziani. In concreto, nota l’Ocse, i redditi delle persone sono piu’ alti di quelli della generazione precedente, ma questo non e’ piu’ vero a partire dai nati dal 1960 in poi, che tendono ad essere piu’ poveri e meno tutelati rispetto a coloro che sono nati un decennio prima. Un gap che, tornando all’Italia, si e’ allargato negli ultimi trent’anni.

– ALLARME GIOVANI, PIU’ POVERI E SENZA LAVORO
Negli ultimi trent’anni anni, dunque, il gap tra le vecchie generazioni e i giovani in Italia si e’ ampliato. Il tasso di occupazione, tra il 2000 e il 2016 e’ cresciuto del 23% tra gli anziani di 55-64 anni, dell’1% tra gli adulti di eta’ media (54-25 anni) ed e’ crollato dell’11% tra i giovani (18-24 anni). Inoltre, dalla meta’ degli anni Ottanta il reddito degli anziani tra i 60 e i 64 anni e’ cresciuto del 25% piu’ che tra i 30-34enni. E il tasso di poverta’ e’ aumentato tra i giovani mentre e’ calato rapidamente tra gli anziani. Piu’ nel dettaglio, il tasso di poverta’ nei Paesi Ocsee’ dell’11,4%, contro il 13,9% tra i giovani e il 10,6% tra i 66-75enni.
In Italia, spiega l’Ocse, “le ineguaglianze tra i nati dopo il 1980 sono gia’ maggiori di quelle sperimentate dai loro parenti alla stessa eta’”. E, poiche’ “le diseguaglianze tendono ad aumentare durante la vita lavorativa, una maggiore disparita’ tra i giovani di oggi comportera’ probabilmente una maggiore diseguaglianza fra i futuri pensionati, tenendo conto del forte legame che esiste tra cio’ che si e’ guadagnato nel corso della vita lavorativa e i diritti pensionistici”.

– STIPENDI DONNE OLTRE 20% PIU’ BASSI DI UOMINI
In Italia le donne percepiscono stipendi piu’ bassi di oltre il 20% rispetto agli uomini. Non solo, sono spesso costrette a lasciare il mondo del lavoro per prendersi cura dei familiari. L’organizzazione di Parigi precisa che le donne percepiscono stipendi che sono di “oltre il 20% piu’ bassi” di quelli degli uomini, e che nel nostro Paese la percentuale di persone oltre i 50 anni (in maggioranza donne) che si prendono cura dei loro cari e’ del 13%, contro il 5% della Svezia.
Per prevenire, mitigare e far fronte a queste diseguaglianze, l’Ocse suggerisce, in particolare per l’Italia, di “fornire servizi di buona qualita’ per l’infanzia e migliorare l’educazione dei bambini, specie tra i settori piu’ svantaggiati”. Questo, nota l’Ocse, potrebbe accrescere la partecipazione delle donne al mercato del lavoro. Inoltre occorre “assicurare una migliore transizione dalla scuola al mondo del lavoro per combattere la disoccupazione di lunga durata e migliorare le capacita’ di apprendimento dei lavoratori piu’ anziani”.
Secondo l’Ocse un’altra forte disparita’ esistente in Italia e’ quella tra chi ha un’educazione di alto livello e chi ce l’ha di basso livello, che e’ del 40% tra gli uomini e del 50% tra le donne, un gap tra i piu’ alti tra i Paesi Osce. A chi ha un’educazione di basso livello “non sara’ facile assicurare una pensione decente”, si legge nel dossier, che evidenzia come spesso le donne debbano lasciare il lavoro per prendersi cura dei parenti piu’ anziani. Inoltre l’Ocse suggerisce di “migliorare ulteriormente l’occupazione dei lavoratori piu’ anziani”. A questo proposito, ricorda che i lavoratori anziani in Italia sono piu’ benestanti che in altri Paesi, anche se ci sono “grandi potenzialita’” di allungare la loro vita lavorativa, specie per quanto riguarda coloro che hanno un piu’ basso livello di educazione, che tendono ad uscire prima dal mondo del lavoro.

– MANCA UNA FORTE RETE DI SICUREZZA SOCIALE
In Italia l’ineguaglianza salariale nel corso della vita tende a trasformarsi in ineguaglianza previdenziale e questo e’ in larga parte dovuto alla “mancanza di una forte rete di sicurezza sociale”. Se nei paesi Ocse in media l’85% del gap salariale si trasforma in ineguaglianza previdenziale, in Italia questo rapporto percentuale “e’ vicino al 100%”. Gran parte della spiegazione di questo fenomeno, secondo l’Ocse, e’ nella mancanza di una forte rete di sicurezza sociale. Inoltre per l’organizzazione in Italia “diverse riforme pensionistiche in passato hanno rafforzato il legame tra cio’ che si e’ guadagnato nel corso della vita lavorativa e i diritti pensionistici”. Per questo, “le ineguaglianze salariali accumulate nel corso della vita lavorativa si sono trasformate in ineguaglianze per i pensionati”.

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