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Caltanissetta, identità e memoria: il progetto “Non solo Mizzica” conclude un viaggio tra filologia, epica e riscatto sociale per 480 studenti nisseni

Redazione 3

Caltanissetta, identità e memoria: il progetto “Non solo Mizzica” conclude un viaggio tra filologia, epica e riscatto sociale per 480 studenti nisseni

Gio, 30/04/2026 - 11:16

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CALTANISSETTA – Si è concluso “Non solo Mizzica – Alla scoperta della lingua siciliana”, un ambizioso percorso di risveglio culturale che ha trasformato l’esperienza didattica di 480 studenti del territorio in un’indagine profonda sulle radici dell’isola. Mercoledì 29 aprile, nell’auditorium del Liceo Classico “Ruggero Settimo” di Caltanissetta, il progetto ha celebrato il suo atto finale, restituendo alla comunità i frutti di un anno di lavoro dedicato alla lingua, alle tradizioni artigiane e alla storia sociale del centro Sicilia. L’iniziativa, finanziata dalla Regione Siciliana, vede come capofila il Liceo Classico e Coreutico “Ruggero Settimo” di Caltanissetta, in rete con gli istituti comprensivi “G. Carducci” di San Cataldo, “Don Milani” e “Caponnetto-Sciascia” di Caltanissetta. La direzione artistica è stata affidata all’associazione Naponos Teatro Etico APS, la direzione operativa al Presidente dell’associazione Diletta Costanzo. Il progetto ha affrontato l’urgenza di preservare il dialetto tra le nuove generazioni — che oggi ne hanno spesso una conoscenza superficiale — attraverso un approccio filologico rigoroso, avvalendosi della collaborazione della Prof.ssa Marina Castiglione ordinario dell’Università di Palermo (UNIPA).

I seminari accademici hanno guidato gli alunni in un’esplorazione delle componenti greche, latine, arabe, germaniche e normanne che compongono il mosaico siciliano.Particolare rilievo è stato dato allo studio dei cognomi tipici e delle variazioni fonetiche provinciali, permettendo ai ragazzi di comprendere come la propria identità sonora e familiare sia legata a secoli di storia stratificata. In un’epoca in cui molti giovani non hanno mai assistito a uno spettacolo dal vivo, il progetto ha ospitato il mastro puparo siracusano Daniel Mauceri. La messinscena di “Angelica, inganni e duelli a Parigi” ha offerto una rilettura della corte di Carlo Magno e della difesa della cristianità attraverso i paladini Orlando e Rinaldo. L’esperienza è stata integrata da laboratori pratici in cui gli studenti hanno analizzato le fasi di costruzione di un pupo: dalla scelta del legno, al cesellamento dei metalli per le armature, fino alla cartapesta. A conclusione, ogni ragazzo ha realizzato un pupo mobile di carta come simbolo tangibile del percorso. Cuore pulsante del progetto è stata “Tata Cettina – Storia dell’educazione del Sud”, produzione integrale di Naponos Teatro Etico, scritto e diretto da Diletta Costanzo.

Lo spettacolo agisce come un archivio vivente di memorie in bilico raccontate da Tata Cettina (Sefora Bello) e Palidda, il burattino di una pala di fico d’india, manovrato da Diletta Costanzo, riportando in luce: ● Riti e Miti: I balli della notte di San Giovanni e le leggende dei mostri di Sicilia, un tempo pilastri dell’educazione orale e oggi quasi dimenticati interpretati dalle danzatrici Manuela Cumbo, Maria Rita Vitello e Roberta Lo Monaco. ● La ferita delle miniere grazie alla collaborazione letteraria di Angelo La Rosa: Il dramma dei “carusi”, bambini costretti al lavoro in miniera già a 6 anni, un destino di cui i coetanei moderni sanno poco o nulla, è stato interpretato da Liliana Carletta, Andrea Zimarmani e Sofia Cazzetta, con la partecipazione del piccolo Ranieri Privitera.● Il riscatto letterario: Attraverso il mimo dell’artista Lino Pantano, l’opera culmina nel riscatto di “Ciaula scopre la luna”, ricollegando la sofferenza storica alla bellezza della letteratura di Luigi Pirandello. “Abbiamo voluto che la lingua siciliana non fosse percepita come un retaggio polveroso, ma come un organismo vivo,” afferma Diletta Costanzo, Presidente di Naponos Teatro Etico. “Dalla filologia dei seminari UNIPA alla manualità dei pupari, i 480 studenti hanno toccato con mano la complessità delle loro radici. Abbiamo deciso di portare sul palco gli antichi mostri di Sicilia, gli archetipi e i riti iniziatici, i canti dei laudatari di Leonforte, ma anche la compravendita dei carusi e il loro destino nelle miniere del centro Sicilia. È un’operazione di risveglio: questi ragazzi oggi sanno perché portano un certo cognome, quali miti e retaggi storici hanno condizionato l’infanzia dei loro antenati e perché la loro voce suona in un modo unico al mondo.”

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