Negli ultimi mesi stanno emergendo con sempre maggiore evidenza alcune criticità che riguardano la casa circondariale di Caltanissetta e che meritano attenzione istituzionale e politica. I dati disponibili, provenienti dal Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria, evidenziano una condizione di sovraffollamento ormai strutturale, con oltre 250 detenuti presenti all’interno dell’istituto.A questo quadro si aggiungono due ulteriori elementi di criticità. Il primo riguarda la significativa carenza di personale educativo, con meno di cinque educatori chiamati a garantire attività trattamentali, percorsi educativi e accompagnamento individuale. Il secondo riguarda la carenza di organico della polizia penitenziaria, una condizione che incide direttamente sulla gestione quotidiana dell’istituto e che diventa particolarmente delicata nelle fasce orarie notturne, quando il numero di operatori presenti è ulteriormente ridotto.Questa situazione determina inevitabilmente una forte compressione delle opportunità educative e formative per le persone detenute e rende più complessa anche l’organizzazione complessiva delle attività trattamentali. Anche gli spazi destinati alle attività educative e formative risultano limitati, riducendo ulteriormente la possibilità di costruire percorsi concreti di responsabilizzazione, formazione e preparazione al reinserimento sociale.Il carcere non può essere interpretato esclusivamente come luogo di custodia. La Costituzione italiana e l’ordinamento penitenziario attribuiscono alla pena una funzione rieducativa e di reinserimento nella società. Per questo motivo è necessario che le istituzioni locali, il mondo della politica e la comunità territoriale si assumano la responsabilità di contribuire a rafforzare le condizioni affinché questa funzione possa essere realmente esercitata.Per queste ragioni, Italia Viva – Casa Riformista di Caltanissetta propone l’attivazione di un tavolo territoriale permanente con la direzione della casa circondariale, gli enti locali, il sistema dei servizi sociali, il Terzo settore, il mondo della formazione e le imprese sociali, al fine di approfondire lo stato attuale dell’istituto e individuare azioni concrete di miglioramento.L’obiettivo non è limitarsi a una denuncia delle difficoltà esistenti, ma contribuire alla costruzione di soluzioni operative che possano migliorare la qualità della vita all’interno dell’istituto e rafforzare i percorsi di inclusione sociale e lavorativa.In questa direzione riteniamo fondamentale valorizzare il ruolo del Terzo settore, delle cooperative sociali, delle associazioni e degli enti formativi del territorio. Il quadro normativo nazionale offre strumenti importanti, come la co-programmazione e la co-progettazione previste dal Codice del Terzo settore, che consentono di costruire percorsi condivisi finalizzati alla realizzazione di attività educative, formative e lavorative rivolte alle persone detenute. La proposta è quella di costruire un modello stabile di collaborazione territoriale, capace di sviluppare laboratori formativi, percorsi professionalizzanti, attività di utilità sociale e opportunità lavorative, sia all’interno dell’istituto sia nelle fasi di progressivo reinserimento all’esterno. Esperienze realizzate in molte realtà italiane dimostrano che l’investimento in percorsi educativi e lavorativi produce risultati concreti in termini di riduzione della recidiva e di maggiore sicurezza per l’intera comunità. Il lavoro, la formazione e la responsabilizzazione rappresentano strumenti fondamentali per costruire un reale percorso di reinserimento e restituire dignità e prospettive a chi sta scontando una pena. Per queste ragioni riteniamo necessario avviare un percorso istituzionale strutturato che porti alla creazione di uno spazio stabile di confronto territoriale dedicato all’inclusione socio-lavorativa delle persone detenute. Un luogo di dialogo tra istituzioni, operatori penitenziari, Terzo settore e comunità locale, capace di individuare progettualità condivise, intercettare opportunità di finanziamento nazionali ed europee e valorizzare le competenze presenti nel territorio.Il tema del carcere non può essere considerato marginale o distante dalla vita della comunità. Riguarda la qualità del nostro sistema democratico, il rispetto dei principi costituzionali e la capacità delle istituzioni di trasformare la pena in un’occasione reale di cambiamento.Italia Viva – Casa Riformista di Caltanissetta invita tutti gli attori del territorio, in possesso di competenze ed esperienze in ambito penitenziario, educativo e sociale, a contribuire a questo percorso, per costruire insieme una proposta concreta e credibile per il futuro del territorio.
Italia Viva-Casa Riformista Caltanissetta propone un tavolo territoriale per il carcere: più personale, formazione e reinserimento
Mar, 17/03/2026 - 10:28
Condividi su:

