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Palermo, notte tranquilla nella casa popolare allo Zen. L’assessore Ferrandelli: “Welfare siamo noi, non cosa nostra”

Redazione 3

Palermo, notte tranquilla nella casa popolare allo Zen. L’assessore Ferrandelli: “Welfare siamo noi, non cosa nostra”

Mar, 17/02/2026 - 11:49

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La notte è trascorsa tranquilla. Nell’alloggio popolare allo Zen 2 di Palermo, ‘presidiato’ per tre giorni da una staffetta civica dopo che gli ultimi assegnatari erano stati costretti a fuggire con minacce e intimidazioni, la nuova famiglia, a cui ieri il sindaco Roberto Lagalla ha consegnato le chiavi, ha dormito serena. “E’ andata benissimo”, dice all’Adnkronos l’assessore comunale all’Emergenza abitativa, Fabrizio Ferrandelli, arrivato stamani di buon ora con la colazione. Cornetti per mamma, papà e i sei figli. “Vogliamo si capisca che noi ci siamo, non molliamo la presa”, dice l’assessore artefice, insieme a volontari e associazioni, dell’occupazione simbolica dell’alloggio. Ripristinati vetri e infissi e montato il sistema di videosorveglianza, la casa dello Zen 2 ha adesso nuovi inquilini. Il più piccolo ha appena un anno. “Sono sereni, hanno dormito qui la scorsa notte, stanno ultimando il trasloco e per la prima volta, dopo anni, si sono sentiti sicuri. In una notte la loro vita è cambiata, sono passati dall’essere soggetti fragili in emergenza abitativa ad assegnatari legittimi di una casa popolare”. Nella graduatoria loro erano da un anno, in emergenza abitativa da 10. “Sono tra coloro che hanno creduto nel nuovo corso dell’Amministrazione comunale e la risposta è arrivata”, spiega Ferrandelli. Che al racket delle occupazioni lancia un messaggio. “Il welfare siamo noi, non Cosa nostra. Siamo noi che assegniamo le case e lo facciamo gratis, non, come certi delinquenti, speculando sul bisogno e chiedendo 15-20mila euro per accedere a un tetto che non darà mai il diritto ad avere una residenza o un contratto regolare”. I giorni di ‘staffetta’ allo Zen 2 per l’esponente della Giunta Lagalla hanno dimostrato una cosa. “Una parte dello Zen ha dimostrato di essere con noi, ci ha accolti, sostenuti, incoraggiati. In tanti qui vogliono vivere una normalità che purtroppo da 40 anni è negata loro”. Resta, poi, una consapevolezza. “Abbiamo registrato una ‘contaminazione’, tanti palermitani sono venuti allo Zen da altre zone della città e gli abitanti di questo quartiere li hanno incontrati. Lo Zen è Palermo e Palermo è lo Zen, i problemi, qui come in altri quartieri ‘difficili’, non si risolvono alzando muri, ma abbattendoli e portando diritti e opportunità”. Sulla strada della legalità non ci possono essere arretramenti. “Andiamo avanti con risolutezza e con una lezione in più: è una battaglia che si vince tutti insieme. Lo abbiamo dimostrato in questi giorni, in questo appartamento dove si sono ritrovati esponenti delle Istituzioni, della Chiesa, del mondo accademico, dell’associazionismo e del giornalismo. Abbiamo registrato un’orizzontalità di responsabilità”. In nessun momento Ferrandelli si è sentito solo. “Il sindaco, i miei colleghi di giunta ma anche tanta gente comune non mi hanno mai mollato per un solo secondo. Segno che noi non ci fermiamo”. (di Rossana Lo Castro) (Adnkronos)

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