RICEVIAMO E PUBBLICHIAMO: ” Viviamo in un’epoca incerta e dolente, caratterizzata da uno scenario internazionale confuso e preoccupante, da guerre lunghe e sanguinose, nuovi genicidi, regimi dittatoriali feroci, catastrofi naturali come quella di Niscemi , e orrende tragedie come quella di Crans- Montana…
Un sentimento di sgomento ci pervade, e ci induce a riflettere anche sulle vicende vicine e lontane del nostro paese: proprio oggi, sentiamo il dovere di ricordare le vittime innocenti dei Fatti dell’acqua del 1954: Vincenza Messina di 25 anni, madre di 3 bambini, Onofria Pellitteri di 50 anni, madre di 8 figli, Giuseppina Valenza di 72 anni, e il giovane adolescente Giuseppe Cappalonga di 16 anni…
Di loro forse rischiamo di perdere la memoria.
Quella mattina del 17 febbraio di 72 anni fa, si erano recati come tanti altri al Municipio, per protestare per l’acqua che non arrivava, e contro le bollette inspiegabilmente salate, che loro non potevano pagare… Erano stati costretti a reclamare un diritto e a ribellarsi contro quello che ritenevano un abuso in un tempo di fame e di miseria. Trovarono la morte per un barbaro destino, ed anche per colpa di chi non seppe valutare i rischi di un ordine forse sbagliato, ma sicuramente inopportuno .
E’ nostro dovere onorare la memoria di quei morti, per loro stessi e perché, tra l’altro, essi ci ricordano che abbiamo l’ obbligo di difendere e tutelare le cose a noi più care: la famiglia, gli affetti, la fede, i valori, il sapere, le più belle tradizioni, i luoghi del cuore…
I nostri luoghi del cuore rappresentano la nostra Storia, la nostra identità, il nostro essere comunità…
Mussomeli ne ha diversi e, tra questi, sicuramente vi è l’Orfanotrofio, fondato dall’avv. Vincenzo Sorce Malaspina (1888) e voluto e sostenuto dalle sue sorelle e dalla moglie: un ricovero sicuro e confortevole , dove un gran numero di bambine e fanciulle orfane ed indigenti (e non solo) sono state accolte, allevate, istruite ed educate cristianamente. Un luogo che ha ospitato l’asilo, le scuole elementari e il ginnasio, e dove tante giovani donne hanno imparato l’arte del cucito e del ricamo, creandosi un’opportunità di lavoro e di guadagno.
Tutti noi ne conserviamo un ricordo personale, e non possiamo dimenticare l’amorevole opera delle suore vincenziane e soprattutto dell’indimenticabile suor Maria Luisa. (vedasi Barba C. , Il fatto del Vallone, https://www.ilfattonisseno.it/2022/06/mussomeli-30-anni-fa-la-chiusura-definitiva-dellorfanotrofio-sorce-malaspina/
Dal 1992, cioè da quando le suore ci hanno lasciato, l’Orfanotrofio versa in un inaccettabile stato di abbandono e di degrado: saccheggiato dai vandali, di recente, è stato anche devastato da un terribile incendio, che non ha risparmiato neanche la bellissima Cappella… (vedasi Barcellona A., Castello Incantato, https://www.castelloincantato.it/orfanotrofio-sorce-malaspina-le-foto-dellinterno-dopo-33-anni-dalla-chiusura/
E c’è da temere che la struttura possa subire crolli e andare inesorabilmente distrutta.
Questa è una grave ferita aperta nel cuore della nostra cittadina e non si può più tollerare che l’incuria e il disinteresse dei responsabili ci privino di uno dei nostri più importanti luoghi della memoria.
Un altro monumento altamente significativo per la nostra Storia è il vecchio Ospedale “Maria Immacolata”, fondato per volontà di Giacomo e Domenica Longo (in funzione dal 1900 al 1957): un’istituzione importantissima, che tanto beneficio ha arrecato ai mussomelesi e agli abitanti del Vallone, in un’epoca in cui curarsi era un lusso per pochi, e di frequente si moriva per la difficoltà o l’impossibilità di raggiungere Caltanissetta o Palermo. La struttura è stata restaurata non molto tempo fa, ma i denari sono stati spesi invano, visto che il vecchio Ospedale è ora solo un rifugio per i volatili, che vi riparano in gran numero e la stanno danneggiando gravemente.
Nessuno di noi si illude che la situazione di questi nostri luoghi del cuore si possa risolvere in tempi brevi; ma non è accettabile che chi di competenza ( il Comune di Mussomeli e l’ ASP di Caltanissetta) non facciano nemmeno cenno di farsene carico.
Siamo sì il Paese di Pietreppaolo, abituati a subire passivamente ingiustizie e malgoverno di qualsiasi epoca e colore politico, ma, vedere andare in rovina due dei nostri monumenti più preziosi, forse è troppo
anche per noi…
In fede .Calogera M. C. Genco Romano”

