In Italia, quasi 6 milioni di cittadini, l’11,8% della popolazione adulta, soffre di Obesità e circa il 34% è in sovrappeso, con un impatto significativo sulla salute pubblica e sui costi sanitari. Le malattie cardiovascolari sono tra le principali e più gravi complicanze nelle persone con Obesità e rappresentano una delle principali cause di morte nel nostro Paese, essendo responsabili di circa il 31% di tutti i decessi totali.
La stretta correlazione tra Obesità e malattie cardiovascolari, oltre a determinare un aumento rilevante della mortalità, ha un notevole impatto anche in termini di ospedalizzazioni e riospedalizzazioni, costituendo una delle sfide più gravi per la salute pubblica globale del XXI secolo. Alla luce di questo, nel nostro Paese l’Obesità è stata recentemente riconosciuta come una vera e propria patologia cronica, progressiva e recidivante e inserita nel Piano Nazionale della Cronicità.
“L’Italia si è dotata della prima legge al mondo, di cui sono stato il proponente, per la prevenzione e la cura dell’Obesità, riconoscendola come malattia progressiva e recidivante. Questa risposta pioneristica, tramite un quadro normativo avanzato, segna un passaggio epocale per garantire ai pazienti con Obesità una presa in carico precoce, strutturata, continua e multidisciplinare – ha spiegato Roberto Pella, deputato e presidente dell’Intergruppo parlamentare ‘Obesità, diabete e malattie croniche non trasmissibili’ -. Mantenere alta l’attenzione istituzionale e accompagnare il progresso medico con politiche sanitarie, sociali e assistenziali, anche a livello locale, lungimiranti è fondamentale per generare benefici per l’intera società”.
“L’Obesità è una vera emergenza sanitaria con impatti clinici, sociali ed economici rilevanti ed è associata a numerose complicanze, tra cui le malattie cardiovascolari rientrano tra le più gravi. Il riconoscimento dell’Obesità come malattia cronica, complessa e multifattoriale rappresenta un traguardo storico che colloca l’Italia all’avanguardia – ha aggiunto Andrea Lenzi, presidente del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr) e professore emerito di endocrinologia presso l’Università La Sapienza di Roma -. Ora è fondamentale proseguire nel percorso avviato, dotandosi di strumenti adeguati alla complessità della patologia per garantire ai pazienti la stessa dignità clinica e assistenziale riconosciuta ad altre patologie croniche

