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Caltanissetta, “Ombre di guerra”: a Palazzo Moncada la collettiva che racconta il fragile confine tra memoria e presente

Redazione 3

Caltanissetta, “Ombre di guerra”: a Palazzo Moncada la collettiva che racconta il fragile confine tra memoria e presente

Dom, 01/02/2026 - 13:41

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CALTANISSETTA — Una mostra che non si limita a esporre opere, ma che invita a sollevare lo sguardo sulla storia, sulle sue ferite e sulla loro inquietante attualità. È questo il cuore di “Ombre di Guerra”, la collettiva che è stata inaugurata ieri, 31 gennaio, alle ore 18.30 nelle sale di Palazzo Moncada, e che resterà aperta tutti i giorni dalle 10:00 alle 13:30 e dalle 17:00 alle 20:00, ad eccezione di domenica e lunedì. Il progetto nasce da un’intuizione profonda dell’artista Luigi Marco Iacono, che ha saputo trasformare un’idea in un percorso culturale e civile. Un percorso che ha già lasciato un segno a Trieste, dove la mostra è stata accolta dal Museo della Guerra per la Pace Diego de Henriquez in occasione dell’81° anniversario del bombardamento sulla città. L’evento è stato realizzato in collaborazione con l’ANVCG – Associazione Nazionale Vittime Civili di Guerra di Trieste, sottolineando il valore memoriale e sociale dell’iniziativa.

“Proprio l’attualità del tema, mentre nuovi conflitti tornano a oscurare l’orizzonte internazionale, mi ha spinta, in qualità d’artista e, in questo caso, di organizzatrice a desiderare fortemente che Ombre di Guerra arrivasse anche a Caltanissetta, e in un luogo simbolico come Palazzo Moncada” dichiara Gabriella Di Natale, curatrice della collettiva. “Una scelta dettata dalla volontà di rendere la mostra fruibile anche alle scuole, – continua -, affinché studenti e docenti possano confrontarsi con un linguaggio artistico capace di raccontare paure, fragilità, speranze e responsabilità.”

In tutto diciassette artisti hanno aderito al progetto, ciascuno con uno sguardo personale e una sensibilità distinta sul tema del conflitto, della memoria e delle sue ombre. Gli espositori sono: Carmelinda Alacqua, Arturo Barbante, Monica Castellana, Patrizia Cerminara, Valentina Dezio, Gabriella Di Natale, Luce Ferrigno, Rosetta Giombarresi, Luigi Marco Iacono, Toti Iacono, Simona Impellizzeri, Lillo Miccichè, Beatrice Nicosia, Dario Pappalardo, Michelangelo Riccardi, Gino Taranto e Stefania Turco.

Pittura, scultura, installazione, fotografia e arte digitale si intrecciano in un dialogo che attraversa epoche e sensibilità diverse, permettendo al visitatore di immergersi in una narrazione corale dove il dolore, la resistenza e la speranza trovano un loro spazio espressivo.

“Tra gli artisti espongo anche anch’io – dice ancora Gabriella Di Natale -, e ho presentato dodici dipinti, una fotografia e tre installazioni.”

In mostra anche le opere digitali della figlia Luce Ferrigno, che espone due immagini costruite attorno a un immaginario contemporaneo, sospeso tra fragilità e resistenza. L’inaugurazione ha visto gli interventi dell’assessore alla pubblica istruzione Lo Muto, di Michelangelo Lacagnina, referente per l’assessore alla cultura, Luca Miccichè, presidente della Pro Loco di Caltanissetta e direttore di Palazzo Moncada; il fotografo Lillo Miccichè; lo scrittore Gianfranco Cammarata; e il videomaker Filippo Inserra, che ha curerato le riprese dell’evento. L’obiettivo della collettiva è chiaro: sensibilizzare il pubblico di tutte le età sul tema della guerra, non solo attraverso la memoria storica ma anche attraverso lo sguardo umano e universale degli artisti. Portare consapevolezza, ma anche portare bellezza, quella bellezza che può ancora salvarci, se la sappiamo ascoltare. Ombre di Guerra diventa così un invito a riflettere: sulle storie che ci hanno preceduti, su quelle che stiamo vivendo e su quelle che possiamo ancora evitare.

E Gabriella Di Natale ha scritto anche una lettera alle future generazioni. Parole che ha poi inciso sulla tela e ha esposto affinché tutti ne possano essere i destinatario. Di seguito la lettera.

“A chi leggerà queste parole, sto scrivendo da un tempo in cui l’ombra della guerra è ancora lunga, troppo lunga. Ho visto la sua brutalità con i miei occhi, l’ho sentita nelle ossa. Ho visto case ridotte a polvere, vite spezzate senza un perché, sogni e promesse trasformati in un mucchio di macerie. Non ci sono eroi in guerra, solo sopravvissuti, e le cicatrici che si portano dentro sono le più profonde. La guerra, figli dell’avvenire, è il balbetto più vile dell’umanità. Un rito ancestrale e futile, una ferita autoinflitta che mai sana, un’eco di distruzione che la specie umana si infligge da sé. Non porta trionfo eterno, ma solo un ciclo infinito di lacrime, veleno e vendetta. Ogni volta che pensiamo di aver imparato la lezione, essa si ripresenta, con nuovi nomi, nuove bandiere, ma sempre con lo stesso volto orribile e la stessa inutile distruzione. Imploro, con l’ultima scintilla di un’anima provata ma mai spenta, spezzate questa catena di follia. Non accettate la guerra come una fatalità, come qualcosa di inevitabile. Non è un’utopia sognare una pace duratura, una pace che non sia solo l’assenza di conflitto, ma la presenza attiva di fratellanza e comprensione. Abbiate il coraggio di avere visioni grandi, più grandi di ogni confine, di ogni differenza. Immaginate un futuro in cui l’amore per la vita, per il genere umano in tutte le sue sfumature e per tutte le creature che popolano questo meraviglioso pianeta, sia la vera guida. Un futuro in cui la compassione superi la paura, la cooperazione sconfigga la competizione selvaggia e la risoluzione pacifica dei conflitti sia l’unica via. Non lasciate che le paure del passato diventino le vostre manette. Ascoltate le voci del passato, ma non siate condannati a danzare sulla stessa tomba. Coltivate la gentilezza, il rispetto sacro per ogni volto e la ricerca di una felicità condivisa. Edificate ponti laddove noi abbiamo eretto muri. Ascoltate l’urlo silenzioso di chi è ferito e agite, con mano ferma e cuore aperto. Il seme di un mondo senza guerra e senza sangue dimora in ciascuno di voi. Irrigatelo con la saggezza del cuore e con l’acqua pura dell’amore. Con l’infinita speranza di chi ha visto troppo e sogna per voi”.

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