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Tajani frena sulla “questione morale”: «In Sicilia vale la presunzione di innocenza»

Redazione

Tajani frena sulla “questione morale”: «In Sicilia vale la presunzione di innocenza»

Sab, 17/01/2026 - 12:23

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Nel pieno del dibattito politico acceso dalle recenti indagini della Procura della Repubblica di Caltanissetta, interviene il vicepremier e leader di Forza Italia, Antonio Tajani, che respinge l’idea di una “questione morale” in Sicilia. Le sue parole, pronunciate a Palermo, arrivano all’indomani della richiesta di misure cautelari nell’ambito dell’inchiesta coordinata dall’ufficio guidato dal procuratore Salvatore De Luca e riportano il confronto sul terreno dei principi democratici e della presunzione di innocenza.
«Non c’è una questione morale in Sicilia. Se ci sono delle persone indagate che poi verranno condannate perché hanno commesso delle cose in contrasto con la legge, ne subiranno le conseguenze. Per me comunque, in democrazia, vale sempre la presunzione di innocenza».
Con queste parole Antonio Tajani ha risposto ai cronisti a Palermo, commentando le vicende giudiziarie che negli ultimi giorni hanno investito la politica siciliana e, in particolare, la richiesta di arresto avanzata dalla Procura di Caltanissetta nei confronti del deputato regionale di Forza Italia Michele Mancuso, oltre a una più ampia serie di indagini per corruzione e altri reati che coinvolgono esponenti politici.
Il leader azzurro ha voluto rimarcare la netta distinzione tra responsabilità giudiziaria e giudizio politico, sottolineando come l’esistenza di indagini o richieste cautelari non possa tradursi automaticamente in una condanna preventiva. Un messaggio che si inserisce nel solco tracciato dallo stesso ufficio giudiziario nisseno, che nel comunicato ufficiale sull’inchiesta ha richiamato con forza il principio costituzionale della presunzione di innocenza, chiarendo che allo stato il procedimento si fonda su addebiti provvisori sui quali dovrà pronunciarsi il giudice per le indagini preliminari.
Le dichiarazioni di Tajani si collocano così in un contesto di forte attenzione mediatica sull’inchiesta coordinata dalla Procura di Caltanissetta, ma puntano a evitare generalizzazioni e a respingere l’idea di una crisi etica complessiva della classe dirigente siciliana. «In democrazia – ha ribadito il vicepremier – le responsabilità sono sempre personali e vanno accertate nelle sedi competenti».
Una posizione che, pur non entrando nel merito delle singole accuse, mira a tenere separati il piano della politica da quello della magistratura, riaffermando il rispetto delle garanzie e delle regole dello Stato di diritto anche nelle fasi più delicate dell’azione giudiziaria.

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