“Si dia priorità all’individuazione di locali alternativi per consentire il ritorno a scuola delle centinaia di studenti dei plessi scolastici ricadenti nella zona rossa e attualmente chiusi”. Lo scrivono in una nota Gianna Fracassi, Adriano Rizza e Diego Stagno, rispettivamente segretari nazionale, regionale e provinciale della Flc Cgil, che esprimono piena e totale solidarietà tutta la popolazione di Niscemi. Proprio oggi la Flc Cgil ha richiesto un incontro urgente con l’USR Sicilia, per valutare la situazione e proporre delle soluzioni per garantire il diritto allo studio a tutti gli studenti.
Sono cinque le sedi scolastiche coinvolte, che si trovano nelle zone rosse: Belvedere, Don Bosco, San Giuseppe, Collodi e Pirandello. Solo due plessi elementari sono aperti, essendo al di fuori delle aree a rischio: Mario Gori e Don Milani. Nessun problema, invece, per gli alunni delle medie del Verga del Manzoni.
L’avanzamento della frana e il perdurare del maltempo su tutta la Sicilia non può che aggravare ulteriormente la situazione. Critiche anche le condizioni della viabilità, considerato che al momento sono solo due strade di collegamento, una verso il comune di Vittoria e l’altra verso Caltagirone. Circostanza che sta determinando gravi disagi non solo per i lavoratori costretti a spostarsi, ma anche per gli studenti delle scuole superiori e universitari.
Come FLC CGIL, chiederemo formalmente all’USR Sicilia e all’Assessorato regionale dell’Istruzione di individuare con la massima urgenza locali idonei per il ripristino dell’attività didattica degli edifici scolastici non utilizzabili perché ricadenti nella zona rossa. Bisogna ridurre al minimo il ricorso alla DAD, che rappresenta uno strumento emergenziale e risulta ampiamente meno efficace della didattica in presenza. Infine riteniamo opportuno non conteggiare i giorni di sospensione delle attività didattiche nel monte minimo obbligatorio delle giornate di lezione, sospensione che ha coinvolto anche scuole non ricadenti nella zona rossa a causa della mancata erogazione del gas metano, che ha reso inutilizzabili gli impianti di riscaldamento.
Appare scontato che le risorse pubbliche disponibili andrebbero destinate alle vere emergenze della Sicilia, e non a opere come il ponte sullo Stretto di Messina, che la stragrande maggioranza dei siciliani non vuole, ben consapevole che i bisogni di questa terra sono altri e che il ponte rappresenta soltanto l’opera-bandiera di un progetto politico lontano dalle reali priorità del territorio.

