La chiusura e i lavori sull’autostrada A19 Palermo-Catania, all’altezza dello svincolo di Resuttano, sul viadotto Cannatello, stanno mettendo in evidenza un paradosso sempre più attuale: la tecnologia, se usata correttamente, è uno strumento prezioso per l’uomo, ma, se seguita in modo acritico e ossessivo, anche di fronte a una realtà evidente, può trasformarsi in una vera e propria trappola. Mentre prosegue la fase di demolizione del viadotto Cannatello, sulla carreggiata in direzione Catania, chiusa ufficialmente dallo scorso 13 ottobre per disposizione di Anas, i lavori nel 2026 sono ripresi con forte intensificazione dopo la pausa natalizia. Si tratta di un intervento imponente, destinato a cambiare radicalmente il volto di una delle infrastrutture più lunghe e problematiche dell’intera tratta autostradale. La carreggiata verso Catania è completamente interdetta al traffico, che viene dirottato su quella opposta con doppio senso di marcia. Questa situazione rappresenta l’ultimo capitolo di una vicenda lunga ben 24 anni. Era il 2001 quando si registrarono i primi cedimenti strutturali e il rischio di crollo, trasformando il viadotto Cannatello nel simbolo delle criticità dell’A19: new jersey bianchi e rossi, transito consentito solo nella parte centrale e lunghi periodi di chiusura per lavori di messa in sicurezza. Il viadotto, lungo 4,2 chilometri, compreso tra il km 84,700 e il km 88,920 e composto da 120 campa te da 34 metri ciascuna, sarà demolito e ricostruito ex novo. Il nuovo tracciato garantirà raggi di curvatura più ampi, una guida più fluida e standard di sicurezza e qualità nettamente superiori a quelli attuali. In questa fase, la tecnologia avrà un ruolo fondamentale nelle moderne tecniche di costruzione. Ma se la tecnologia si dimostra “benevola” nei cantieri, diventa invece una vera e propria “matrigna” nella gestione del traffico. Lo svincolo di Resuttano si è trasformato in un labirinto di difficile interpretazione, soprattutto a causa dei sistemi di navigazione satellitare. Negli ultimi anni, complice il susseguirsi di chiusure e deviazioni, la mappatura delle strade è stata modificata più volte. Google Maps, invece di agevolare gli automobilisti, ha spesso complicato la situazione, rendendo necessari, negli ultimi otto anni, numerosi interventi di carabinieri e vigili del fuoco. Emblematico il caso di dieci turiste spagnole che, a bordo di un pullmino a noleggio finirono disperse nelle campagne dell’entroterra siciliano. Un fenomeno che si sta ripetendo anche in questi giorni, nonostante il potenziamento della segnaletica, a causa dei percorsi alternativi suggeriti dai navigatori. All’altezza dello svincolo di Resuttano, Google Maps indica di uscire dall’autostrada e imboccare tre diverse strade provinciali a seconda della destinazione (Palermo, Catania o Caltanissetta). In realtà non bisognerebbe mai lasciare l’A19, ma soltanto effettuare uno scambio di carreggiata o imboccare una diversa uscita interna. Anas ha installato cartelloni molto grandi ed evidenti, con indicazioni chiare per Palermo e Catania. Anche dopo l’uscita è presente un segnale che invita all’inversione di marcia per rientrare in autostrada, seguito, 500 metri più avanti, da un ulteriore cartello che avverte esplicitamente del percorso errato suggerito dalla tecnologia. Eppure molti automobilisti non osservano la segnaletica, non leggono le indicazioni e preferiscono affidarsi cieca mente al navigatore, finendo per imboccare strade secondarie e perdersi. I casi di automobilisti dispersi sono frequenti, soprattutto nelle ore notturne: persone che vagano senza riferimenti, spesso in zone isolate. L’ultimo episodio ha riguardato una mamma e una figlia dirette nel territorio agrigentino: perse nelle campagne, con la ragazzina spaventata e in lacrime.
di Redazione 3
Gio, 15/01/2026 - 08:57

