La COSTITUZIONE italiana compie 75 anni. Approvata dall’Assemblea costituente il 22 dicembre del 1947, venne promulgata il 27 dicembre seguente e pubblicata in Gazzetta ufficiale lo stesso giorno. Entrò quindi in vigore il primo gennaio del 1948. “Tre quarti di secolo l’hanno vista cambiare, resistere, rinnovarsi e, a volte, indebolirsi. Come è cambiata quindi la Carta costituzionale in tutti questi anni?” si chiede Paolo Balduzzi su Il Messaggero. “Troppo spesso commentatori, politici, giornalisti, studiosi della materia, nonché moltissimi cittadini ritengono che la COSTITUZIONE sia un documento intoccabile e immodificabile”, posizione “da ritenersi sbagliata” considerando che l’articolo 138 della stessa Carta prevede la sua modifica “a dimostrazione che i padri costituenti ritenevano la carta adattabile ai tempi che inevitabilmente sarebbero cambiati”.
“Non solo, all’art. 139, sempre la COSTITUZIONE stabilisce che ‘La forma repubblicana non può essere oggetto di revisione costituzionale’. Implicando quindi che tutto il resto, dalla forma di Stato alla forma di governo, dalla dimensione del parlamento al ruolo e alla modalità d’elezione del Presidente della repubblica, e perfino i famigerati primi dodici articoli, lo sia”. Si ricorda quindi che “la COSTITUZIONE è già stata modificata molte volte dalla sua entrata in vigore. E la maggior parte di questi cambiamenti è avvenuta senza che fosse indetto alcun referendumconfermativo, cioè senza coinvolgere il corpo elettorale.
La COSTITUZIONE del 1948, così strenuamente difesa, a volte da chi non l’ha mai davvero letta interamente, non esiste più” ricordando la prima modifica del 1963, per uniformare la durata di Camera e Senato a cinque anni (la COSTITUZIONE del 1948 prevedeva una durata di sei anni per il Senato) e l’ultima nel 2022, con riguardo anche all’art. 9 (tutela dell’ambiente) e rompendo così anche il tabù dei primi dodici articoli. Inoltre nel 2001, un’intera parte è stata riscritta (il Titolo V della seconda parte, concernente il rapporto tra lo Stato, le regioni e gli altri enti locali), “uno dei cambiamenti più controversi. E, bisogna ammetterlo, forse meno efficaci. Tanto è vero che, già nel 2016, il legislatore aveva tentato di rimettere mano alla stessa materia. A opinio

