Lo scorso anno i lavoratori domestici per i quali sono stati registrati versamenti contributivi all’Inps sono stati 920.722, con un incremento rispetto al 2019 pari al 7,5% (+64.529 lavoratori).
Lo riferisce l’osservatorio dell’istituto di previdenza, sottolineando che questo andamento fa registrate a questa categoria livelli occupazionali precedenti il 2015, interrompendo una tendenza costantemente decrescente iniziata nel 2013.
Due gli elementi che hanno maggiormente influenzato l’incremento: il lockdown seguito alla prima ondata di diffusione del Covid-19, che ha reso necessario instaurare rapporti di lavoro regolari per consentire al lavoratore di spostarsi liberamente per motivi di lavoro; successivamente è intervenuta la norma che ha regolamentato l’emersione di rapporti di lavoro irregolari contenuta nel decreto rilancio, che ha interessato prevalentemente i lavoratori stranieri e i cui effetti probabilmente si estenderanno anche al 2021.
Dalla serie storica degli ultimi sei anni si nota che la diminuzione del numero di lavoratori domestici riscontrata fino al 2019 è simile tra uomini e donne, anche se la composizione per genere evidenzia una netta prevalenza di donne, il cui peso sul totale è aumentato nel corso del tempo, fino a raggiungere nel 2019 il valore massimo degli ultimi sei anni, pari all’88,6%.
Nel 2020 la distribuzione territoriale dei lavoratori domestici in base al luogo di lavoro indica che il Nord-Ovest è l’area geografica che con il 30,2% presenta il maggior numero di presenze, seguita dal Centro con il 27,3%, dal Nord-Est con il 20,3%, dal Sud con il 12,7% e dalle Isole con l’9,5%.

