“Il Family act è la prima riforma strutturale e integrata delle politiche familiari di cui l’Italia si dota e ha l’obiettivo di contrastare la denatalità.
Oggi c’è uno scontro tra la sfida a proiettarsi in avanti e la sensazione che manchi una prospettiva sul domani: il tema è ridare a ciascuno una visione del futuro e far sì che questa diventi un progetto di vita su cui l’intera comunità si impegna.
Il Family act lo fa con un sostegno economico universale per i figli, investendo nelle spese e nei servizi educativi, in un modello paritario di famiglia, in un incentivo del lavoro delle donne e del protagonismo dei giovani”.
Così il ministro Elena Bonetti al Foglio.
“Per una famiglia, sapere che avrà una cifra stabile per i figli, che ci saranno servizi pronti a sostenerli, che una donna non sarà obbligata a scegliere tra maternità e lavoro, sarà un incentivo a osare la scelta della genitorialità” sottolinea. Come esce la famiglia italiana dalla pandemia?
“Le famiglie hanno vissuto il periodo più drammatico della nostra storia repubblicana e ne hanno pagato le ferite sia economiche che relazionali e sociali. Al tempo stesso la famiglia esce riconosciuta dall’intera società come l’energia fondativa sulla quale investire per ripartire. Nel Pnrr abbiamo indicato il Family act come riforma di accompagnamento ed è un processo già iniziato, nel dl Semplificazioni’abbiamo inserito condizionalità e premialità sul lavoro di donne e giovani e con una misura ponte parte da luglio l’assegno unico e universale per i figli. Due milioni di famiglie che finora non avevano mai avuto aiuto per i figli, tra cui liberi professionisti e partite Iva, riceveranno un assegno mensile, e chi già lo aveva lo avrà maggiorato. Tre miliardi in più in sei mesi”.
Invitata a commentare la sua definizione dell’assegno unico universale come una “tassa negativa” risponde: “L’idea di fondo è quella di un patto di fiscalità nuova con cui costruire un’alleanza che riconosca la capacità di tutti i cittadini e di tutti i soggetti di contribuire con le proprie scelte allo sviluppo della comunità. Le risorse che le famiglie investono sono di fatto messe a servizio di un valore universale e sociale, che è quello dell’educazione delle nuove generazioni. Questo contributo va riconosciuto e detassato”.

