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Peppe Piccica vuole trasformare “Terra Manfridae” in un museo all’aperto

Redazione

Peppe Piccica vuole trasformare “Terra Manfridae” in un museo all’aperto

Dom, 21/02/2021 - 08:26

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MUSSOMELI . Opera dopo opera, la medievale cittadina di Mussomeli si arricchisce delle opere del maestro Peppe Piccica che s’è posto l’obiettivo di trasformare la terra manfridae in un museo all’aperto da fruire appieno quando la pandemia sarà finalmente un lontano ricordo.

Diverse già le opere del maestro poste in essere. Al crocevia tra via Palermo e via Madonna di Fatima, può ammirare il Colosseo, riprodotto su pannello di grande formato con inchiostro di china. Opera che fa il paio con le altre che impreziosiscono il centro storico di Mussomeli, grazie alla sensibilità di vari sponsor, dopo il primo, originario pannello voluto da Pensare Solidale.

In tale pannello si può ammirare l’uscita dell’Addolorata, struggente statua realizzata dal Biangardi, e portata in processione il Venerdì Santo dalla secolare confraternita Ss. Sacramento di San Giovanni Battista.

In altri due pannelli, sempre di grande formato, sono riprodotti il trecentesco castello manfredonico chiaramontano (posizionato in via Dalmazia), nella centralissima via Dalmazia. E Papa Francesco, il cui ritratto fa bella mostra di sé nella centralissima Piazza Umberto I. Un’altra opera, Il confrate, si trova nel quartiere Sant’Enrico, dove venne installata durante la Settimana dedicata alla festa di Gesù Nazareno (ultima domenica di settembre).

Tutti i pannelli sono in forex, materiale impermeabile che resiste alle intemperie e grazie ai disegni del maestro Piccica, raccontano gli ultimi 40 anni di vita mussomelese (e non solo), tutti rigorosamente ritratti a mano con inchiostro di china, e vengono materialmente realizzati dall’agenzia pubblicitaria “Sprescia” di Vincenzo Sacheli.

Un’idea originale per un artista che pochi anni addietro tributò l’ennesimo atto d’amore alla propria città, con la mostra antologica dei suoi disegni organizzata dal Collettivo SempliCittà all’interno delle scuderie del castello manfredonico dove i tanti visitatori ammirarono un’ampia selezione di disegni realizzati nell’arco di quarantacinque anni di attività dell’artista oggi 63enne.

Quelli di Piccica sono i volti e gli attimi fuggenti della gente di Sicilia e di Mussomeli in particolare, colti nella luce unica e rivelatrice dell’artista che utilizza l’inchiostro di china come sua cifra quanto prediletta cifra stilistica. Tecnica affinata negli anni e padroneggiata con estrema perizia da quest’artista che ha messo su ali tanto grandi da abbracciare per intero il mondo dell’arte. E infatti tra tanti scorci di Mussomeli, spiccano paesaggi nordici con alberi innevati in primo piano. Quegli alberi e quella neve, per l’artista rappresentano la solitudine che prima o poi abbranca ogni uomo. Così come i cumuli di carcasse di auto, che mettono l’accento sulla rottamazione di tutto ciò che l’uomo considera ormai inutile e da rottamare, compreso se stesso. Ma sono i volti rugosi dei contadini offerti al sole del tramonto o gli scialli delle donne in processione a dare la cifra più autentica di questo artista che porta nel cuore Mussomeli e le sue tipicità made in Sicily.

Da ultimo, Piccica ha tratteggiato anche la disperazione dei migranti con un suggestivo disegno/pannello dove traspare con tutta l’evidenza della disperazione, il dolore delle madri. Pannello allocato nel salotto di Mussomeli, in piena Via Palermo, sul muro del convento di San Francesco d’Assisi. E soltanto pochi anni addietro, a seguito del convegno finalizzato a dichiarare Mussomeli “Paese delle confraternite” e a iscrivere tale enorme patrimonio nel Registro delle Realtà Immateriali, venne allestita una mostra che decretò l’ennesimo successo per il maestro Piccica che nei suoi elaborati disegni ripropose i momenti più salienti della Settimana Santa: L’uscita dell’Addolorata dalla chiesa di San Giovanni, la processione del Cristo morto, i ritratti di confrati, il popolo in attesa della processione, le vare portate a spalla la sera del Giovedì Santo.

Disegni esposti nell’oratorio della cinquecentesca arciconfraternita Ss. Sacramento della Madrice, ammirati anche da docenti ed esperti universitari intervenuti per il convegno. In quell’occasione l’arciconfraternita donò un grande disegno di Piccica, la Processione del Cristo morto in Piazza Umberto, alla prof. Elsa Gugino, prima antropologa ad occuparsi dei riti della Settimana Santa di Mussomeli.

I disegni di Piccica, infatti, sanno toccare le corde più nascoste di chi si ritrova a vivere le emozioni e le suggestioni che la Settimana Santa evoca da secoli nella comunità.

L’arista conseguì nel 1976 il diploma di geometra e successivamente frequentò la facoltà d’ingegneria a Palermo. Nella capitale panormita riscoprì la passione per l’immagine e iniziò a fotografare eventi e soggetti che lo attraggono. Nel 1981 si trasferì a Parigi, città ricca di fermenti artistici che lo affascinava e lo incantava.

Da tempo vive a Mussomeli, la sua città, i cui riti e soggetti, sono fonte primaria per la sua ispirazione. Della vasta produzione dell’artista vanno anche ricordato gli scorci del paesaggio dell’entroterra
siciliano, i boschi intricati e misteriosi del varesotto, i cumuli di carcasse di auto che mettendo l’accento sulla rottamazione di tutto ciò che l’uomo considera ormai inutile, compreso se stesso. Ma soprattutto i volti visti attraverso l’occhio di Piccica, che è anche un eccellente fotografo, restituiti con la sua magnifica tecnica del disegno con l’inchiostro di china, tecnica affinata negli anni e padroneggiata con estrema perizia da quest’artista che ha messo su ali tanto grandi da abbracciare per intero il mondo dell’arte.

Di lui il grande fotografo Melo Minnella ha scritto: “Invidio la pazienza certosina e da incisore che traspare nella maggior parte delle opere di Piccica, le architetture barocche e l’urbanistica popolare non degradate dalla presenza di automobili e insegne pubblicitarie, le processioni della Settimana Santa e della varie congregazioni che, forse per fortuna o per la tipica indolenza del mussomelese a non propagandare le poche cose buone che ancora ci restano, non si sono trasformate in occasioni di folk festivals”.

Tra tanti scorci di Mussomeli, anche alcuni paesaggi nordici con alberi innevati in primo piano. Quegli alberi, quella neve, per l’artista rappresentano la solitudine che abbranca ogni uomo.

Da ultimo, nel suo grandioso museo all’aperto, ha collocato la gigantografia della regina Elisabetta in Piazza Umberto, per rendere omaggio a una terra, l’Inghilterra, che da oltre mezzo secolo ha assicurato un futuro a tanti emigrati di Mussomeli che hanno avuto l’opportunità di mettere a frutto le proprie potenzialità e il loro talento nei più svariati mestieri.

Una gigantografia piazzata in concomitanza con le riprese filmate, da parte di una troupe inglese, per il format in sei puntate che lancerà anche nella terra di Sua Maestà il progetto case a 1euro voluto dall’amministrazione Catania.

“Ho voluto caparbiamente realizzare il pannello della regina Elisabetta, perché da parecchi anni avevo in mente di rendere un pubblico omaggio alla sovrana inglese, massima rappresentante di una nazione che nel corso degli ultimi decenni ha, in maniera esemplare, accolto tantissimi lavoratori provenienti dal paese in cui sono nato, che si sono recati a Londra e dintorni fuggendo da uno stato di assoluta miseria. La realizzazione di un pannello celebrativo è il minimo che potevo fare. Quindi grazie Regno Unito e grazie regina Elisabetta.”

Il maestro, insomma, continua a disegnare e a coltivare l’idea di trasformare la città di Manfredi in un Museo all’aperto, con opere affisse nei luoghi caratteristici del centro abitato. Opere fruibili da tutti, forti dell’insegnamento di Dostoevskij, che al principe, Miškin, nell’Idiota fa dire: “La bellezza salverà il mondo”. (FONTE “LA SICILIA” Roberto Mistretta

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