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Capaci bis, la Procura generale di Caltanissetta ha chiesto cinque ergastoli per gli imputati

Redazione

Capaci bis, la Procura generale di Caltanissetta ha chiesto cinque ergastoli per gli imputati

Lun, 20/07/2020 - 15:22

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A 28 anni di distanza dalla strage di Capaci, costata la vita al giudice Giovanni Falcone e a tre agenti di scorta, domani pomeriggio si aggiungerà un altro tassello di verità a una stagione che ha ancora tanti punti neri. E’ attesa, infatti, nell’aula bunker del carcere di Caltanissetta la sentenza d’appello del cosiddetto processo ‘Capaci bis’, che vede alla sbarra cinque imputati: Salvatore “Salvino” Madonia, Vittorio Tutino, Giorgio Pizzo, Cosimo Lo Nigro e Lorenzo Tinnirello. Per loro, al termine della requisitoria, il Procuratore generale Lia Sava ha chiesto la condanna all’ergastolo. Secondo l’accusa, gli imputati avrebbero svolto un ruolo fondamentale sia nella fase organizzativa dell’attentato sia nel reperimento dell’esplosivo piazzato sull’autostrada. Il materiale, per l’accusa, era stato procurato da Lo Nigro attraverso contatti con pescatori di Porticello che avevano recuperato in mare ordigni inesplosi della seconda guerra mondiale.

Le responsabilità organizzative e operative della strage di Capaci erano già state fissate nel primo processo concluso il 26 settembre 1997 con 24 ergastoli per il Gotha di Cosa nostra, da Totò Riina, Bernardo Provenzano, Francesco e Giuseppe Madonia, Pippo Calò, Pietro Aglieri e altri componenti della Cupola mafiosa. In appello si aggiunsero altri cinque ergastoli. Il 16 settembre 2008 la Cassazione aveva confermato le condanne e chiuso il primo filone processuale per la strage di Capaci. In primo grado quattro dei cinque imputati, tranne Vittorio Tutino, furono condannati all’ergastolo, mentre Tutino fu assolto per non aver commesso il fatto. Anche se adesso la Procura generale è tornata a chiedere la sua condanna. Per l’accusa il boss mafioso Salvo Madonia fu uno dei mandanti della strage mentre gli altri avrebbero ricoperto un ruolo esecutivo.

Nel corso della requisitoria fiume della procura generale, il Pg Lia Sava aveva ricordato che le indagini sulla strage Falcone non si sono mai fermate e che gli inquirenti sono alla ricerca di “concorrenti esterni”. “Fermo restando che la responsabilità di Cosa Nostra è scontata, si pensi a titolo meramente esemplificativo alle risultanze dei colloqui in carcere del 2013 fra Salvatore Riina e Alberto Lorusso, ove il capo dei capi Riina rivendica con malsano orgoglio di avere realizzato la strage di Capaci e quella di Via d’Amelio, le indagini per individuare eventuali concorrenti esterni continuano e non si fermano”, aveva ribadito Sava. Sava aveva evidenziato come “lo sviluppo delle indagini sta via via delineando altre strade che, se doverosamente riscontrate, possono far individuare altri soggetti che hanno potuto contribuire alle stragi”. Perché, come è stato ribadito anche nei giorni scorsi durante le commemorazioni per la strage di via D’Amelio anche dagli stessi familiari del giudice Paolo Borsellino, sono ancora numerosi i coni d’ombra delle stragi mafiose del 1992. “Il 26 luglio 2017 – aveva ricordato il Pg Sava- c’è stata la sentenza del Capaci bis di primo grado, ed era il 27 maggio del 2016 quando dissi che le indagini per individuare altre responsabilità anche esterne a Cosa Nostra sarebbero continuate; la prova è che in questo giudizio di appello abbiamo ascoltato altri collaboratori di giustizia e abbiamo messo a disposizione delle difese acquisizioni sul cosiddetto doppio cantiere ancora in corso di approfondimento. Per fare i processi ci vogliono elementi di prova certi e il nostro impegno è quello di non fermarsi mai”. Infatti, “assodata la responsabilità di Cosa nostra, la Procura di Caltanissetta e diverse altre procure, con il coordinamento della Direzione Nazionale Antimafia continuano ad indagare alla ricerca di elementi certi che possano provare la presenza di soggetti esterni a Cosa nostra nella realizzazione della strage”.

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