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Mostre, esposti 80 lingotti di “Oricalco” scoperti a Gela: oro di Atlantide

Redazione

Mostre, esposti 80 lingotti di “Oricalco” scoperti a Gela: oro di Atlantide

Mar, 21/01/2020 - 16:33

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Mostre, esposti 80 lingotti di “Oricalco” scoperti a Gela: oro di Atlantide

Lo hanno chiamato in tanti modi: “oro di Atlantide”, “rame della montagna”, “metallo candido”, “rame dorato”. E’ l'”Oricalco” degli antichi greci, una lega di metalli composta per l’80% di rame e per il 20% di zinco, che oggi chiamiamo piu’ comunemente “ottone”, ma che nella Grecia arcaica era, per valore commerciale, secondo solo all’oro. Ottanta lingotti di questo Oricalco, scoperti da un sub dilettante, Francesco Cassarino, e recuperati tra il 2014 e il 2017 nel mare di contrada “Bulala”, a est del petrolchimico di Gela, sono rimasti esposti, per l’intera mattinata di oggi, nell’arsenale della Real Marina, a Palermo, nell’ambito dei compiti istituzionali e delle attivita’ di ricerca, per lo studio e la valorizzazione del patrimonio culturale sommerso. L’iniziativa (“Tra mito e scienza”), promossa dalla Soprintendenza del Mare, ha proposto i risultati di uno studio archeometrico dei lingotti di oricalco, cioe’ indagini chimico fisiche sempre piu’ approfondite e all’avanguardia. Il ritrovamento di un numero cosi’ elevato di lingotti di oricalco, la cui origine viene fatta risalire dal compianto soprintendente al mare, Sebastiano Tusa, al VI secolo a.C., costituisce infatti un unicum in tutto il bacino del Mediterraneo. Platone lo cito’ nella descrizione dell’isola di Atlantide: “…le mura erano costruite con pietre rosse bianche e nere … ed erano ricoperte da stagno e dal prezioso metallo orichalcum…”. Il collegamento dei lingotti di oricalco di Gela con il mito di Atlantide, ha indotto ad effettuare indagini chimico fisiche sempre piu’ approfondite e all’avanguardia. Queste analisi, cui hanno contribuito numerosi studiosi, sono state coordinate dal prof. Eugenio Caponetti e sono state eseguite presso diversi laboratori in Italia e all’estero. I risultati sono stati illustrati oggi a un vasto pubblico, tra cui gli studenti gelesi del Liceo scientifico e linguistico, Elio Vittorini, e alunni del 2 Circolo didattico, con un linguaggio divulgativo volutamente semplice e comparate con le ipotesi degli archeologi in modo da fornire alcune risposte alle domande poste da questo straordinario ritrovamento. Oltre ai lingotti di “oricalco”, sono stati esposti due antichi elmi corinzi recuperati sempre nel mare di Gela, negli stessi fondali dove sono state scoperte tre navi arcaiche, una delle quali gia’ recuperata, grazie a campagne di ricerca e di scavo effettuate dalla Soprintendenza del Mare in collaborazione con la guardia di finanza “Roan” di Palermo e la capitaneria di porto gelese. Navi arcaiche, oricalchi e altri reperti saranno esposti nel museo del mare, a Gela, il cui progetto esecutivo, firmato il mese scorso dal governatore Musumeci, dovrebbe vedere completati i lavori entro il prossimo anno. “E’ nostro obiettivo – hanno detto gli organizzatori – fare conoscere alle nuove generazioni la grande ricchezza del patrimonio culturale sommerso e l’importanza di tutelarlo e preservarlo dal degrado nel costante “rispetto” che nasce dalla conoscenza”. Al termine delle presentazioni sono state eseguite delle dimostrazioni pratiche consistenti nell’applicazione di “alcune tecniche non invasive mediante apparecchiature portatili utilizzate con successo nel campo dell’analisi di reperti e manufatti di interesse archeologico e storico artistico”.