I Fatti del Grillo parlante: “Ci sono posti e situazioni in cui il tempo si ferma (o rallenta)

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“I MIEI RACCONTI BREVI”

Il concetto di tempo per noi siciliani è molto relativo (per la gioia di zio Albert), altrimenti non si spiegherebbe quello che è avvenuto qualche sera fa. Mi appropinquo a narrarvi l’accaduto.

Ricevetti una missiva elettronica dalla bella e cara amica Rosa Burgio, from Serradifalco, nella quale esternava il suo desiderio nel volersi intrattenere a colloquio con me, su progetti da realizzare in collaborazione. Nel contempo, mi invitava ad assistere ad una rappresentazione teatrale che si sarebbe svolta la stessa sera.
Accolsi l’istanza della vulcanica Rosa con sommo gaudio, ma solo per la chiacchierata, non era mia intenzione trattenermi piu a lungo, per la rappresentazione teatrale (che tediosità). Ma poi di cosa si trattava? “La canzone di Orlando” di e con Giovanni Calcagno…Chi è costui? Sarà un fellone o un bravo attore? Mah?!?!
Chiesi alla mia amica Manuela (una delle due strepitose sorelle Falcone) se volesse accompagnarmi, per rendere la mia escursione nel ridente paesino più gradevole.
“Manu mi fai compagnia a serradifalco? Devo interloquire con una persona, andiamo presto, prima che inizia lo spettacolo, così “cci parlu cinque minuti e nni turnammu lestu e currinnu”(le ultime parole famose)”. “ ok Alfio, importante che non facciamo tardi “ca già sugnu stanca morta”, cinque minuti, mi raccomando e non come al solito tuo (esatto)”.
Ma si sa, il tempo vola quando si sta bene, non solo furono sforati i cinque minuti, ma anche le cinque ore successive. È in questi casi che sposo in pieno la teoria dello zio Albert: “ogni singolo individuo ha una propria personale misura del tempo, che dipende da dove si trova e da come si sta muovendo”. Ma forse io ne approfitto.
Appuntamento con Rosa presso il panificio di ella, dove ad accoglierci vi era la madre, che ci coinvolse subito in uno “schiticchio” che aveva in corso:
“Manu dobbiamo accettare sennò ci resta male”
“Alfio ma sono a dieta”
“Anch’io, ma per una sera “niente ci fa””. Di li a poco giunse Rosa, con il compagno Graziano, ed in men che non si dica ci siamo ritrovati in teatro, accolti con la solita simpatia da Vincenzo Volo, bravissimo attore nonché organizzatore della serata. Accomodatici in sala assistemmo al monologo di Giovanni Calcagno, che, volendo usare un unico aggettivo, definirei: Superbo! L’attore riuscì a trasportare tutti gli spettatori in un mondo favoloso e crudele attraverso la narrazione, appassionata e coinvolgente. Ogni frammento di narrazione era talmente avvincente che riuscii a “vedere” le scene descritte come se fossi davanti un film. “Prósita ppi daveru” a questo meraviglioso moderno cantastorie.
A fine spettacolo fu offerto a tutti i presenti vino novello e “inciminati”(le nostre “muffulette”) “cunzate” con l’olio nuovo.
Sembrava tutto finito (ma manco per la minchia), quando improvvisamente Rosa: “andiamo al panificio che Giovanni (il cantore delle gesta di Orlando e dei suoi paladini) deve mangiare”. Il viso di Manuela diventò di un pallore allarmante, io cercai di confortarla:”dai Manu, l’ultimo sforzo, siamo quasi alla fine” “cinque minuti, razza di balordo, mi avevi detto perdo cinque minuti”.
Giunti al “forno”, tra chiacchiere, risate, “incimati”, olio nuovo, “vucciddati” e complice il vino novello “paisanu”, “nni squagliarunu” altre due ore in splendida compagnia (“ca nnì parsiru” cinque minuti). Il piacere della convivialità (e che la dieta si fotta).
“Rosa, dovevamo parlare cinque minuti, ma non c’è stato modo”.
“Non ti preoccupare Alfonso, vieni qualche altra volta all’improvviso e parleremo cinque minuti”.
GRAZIE A COLUI (CI DEVE ESSERE UN RESPONSABILE) CHE HA CREATO NOI SICILIANI IN TAL GUISA, CON QUESTO CONCETTO DEL TEMPO MOLTO RELATIVO
P.S.: Sulla via del ritorno, che ci riconduceva alle nostre umili dimore: “Falcone, grazie per la compagnia, sei stanca? Mi stai odiando vero?”
“Grillo, anche se rimani un balordo, ti posso dire che sono stati cinque minuti intensi..m’arricriavu”.

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