Utenti nisseni inferociti agli sportelli dell’Ufficio Tributi del Comune, che, a centinaia, si recano in via Alcide De Gasperi 6 per “chiedere spiegazioni” sugli avvisi che continuano ad essere recapitati per (presunti) mancati pagamenti. Tantissime persone ai limiti di una vera e propria crisi di nervi che, quando gli sportelli sono aperti (mercoledì e venerdì mattina e di lunedì e giovedì pomeriggio) si affollano nella sede municipale poiché sono stati spediti ben 66 mila avvisi di pagamento (di cui circa 4mila per abitazioni sorte in zone rurali con i proprietari che non avrebbero pagato mai): cartelle esattoriali che si riferiscono a tributi non pagati nel biennio 2013 e 2014. Molti hanno deciso di presentare ricorso alla Commissione tributaria provinciale, che, già in diverse occasioni, ha emesso un provvedimento a favore dei contribuenti con la conseguenza che la somma è stata prescritta. E ciò perché la notifica del mancato pagamento per la ipotetica evasione fiscale da parte dell’ente deve essere fatta all’interessato entro i 5 anni. Nella sala dove vengono ricevuti gli utenti anche ieri c’era una enorme confusione e un gran vociare, con centinaia di contribuenti che esibiscono “bollettini” di pagamento con i quali il Comune richiede cifre esorbitanti che vanno dalle centinaia di euro sino ad arrivare, per ogni anno, ad oltre 10mila euro: tutte persone che cercano di arrivare ai due banchetti che fanno da “front office” dove è però possibile chiedere agli impiegati solo un appuntamento e sapere dopo se e quanto devono pagare. Quasi una “impresa” difficile anche questa da realizzare, anche perché all’interno dell’ufficio ci sono pochissimi impiegati: in teoria una dozzina in tutto, ma molto spesso, tra assenze giustificate e ferie non programmate, di presenti in servizio ce ne sono al massimo 5-6, che (nonostante l’impegno e la disponibilità) si ritrovano a lavorare in una condizione di emergenza. «Sono qui da quando stamattina l’ufficio è stato aperto –racconta confusa Anna Pignato, 54 anni – e sembra di essere entrata “in un film” di tumulti e di disperazione, poichè occorre fare una fila di diverse ore, e quando finalmente si riesce a parlare con uno degli impiegati, questo ti fissa un appuntamento a 7-8 mesi di distanza, e solo allora sarà possibile avere spiegazioni. Attualmente stanno fissando degli appuntamenti per giorno 27 del mese di maggio 2020. Una assurdità: perché non provvedono a rafforzare l’ufficio con altro personale e a dare risposte immediate». Ma non è finita qui, poiché ad ogni utente oltre alle cartelle del 2013 stanno arrivando anche quelle del 2014, solo che non sono consegnate nella stessa occasione, per cui occorre rifare il procedimento e la fila in un’altra occasione. Insomma mi ritrovo qui in mezzo a questa baraonda e devo ritornare un’altra volta. L’unico vantaggio di questo procedimento è che la sanzione prevista per la presunta elusione viene sospesa». «Un episodio del genere – recrimina Salvatore Crucillà, 68 anni – è offensivo per i cittadini, poiché, a parte i disagi che devono sopportare, si dà la sensazione di vivere in una comunità di persone morose. E invece non è così, perché a volte si tratta di bollette di pagamento riferite a pochi metri quadrati non dichiarati o pagati in altra circostanza». «Nelle cartelle ci sono degli errori evidenti – segnala Vincenzo Colombo, ex dipendente degli uffici giudiziari – poiché accade anche che il marito di una coppia ha pagato l’importo di tutta la tassa richiesta, ed ora chiedono alla moglie il 50%; oppure una casa della mamma è stata ereditata dalla figlia e chiedono ora di pagare ad entrambe. E’ tutto veramente molto assurdo». «Siamo vittime di un equivoco burocratico – racconta l’ex vigile urbano Michele Butera – io e mia moglie abbiamo infatti pagato entrambi nel 2013 il 50% della tassa dovuta: adesso mi hanno chiesto di pagare nuovamente l’intero importo, con la sovrattassa. Capisco che queste cose vengono fatte forse con il sistema informativo, ma questi sono errori macroscopici intollerabili…». «Sono venuta da Padova perché mio padre Gioacchino ha 84 anni e mia madre 92 ed a loro – racconta Giuseppina Moscuzza, impiegata all’Inail – è arrivata la cartella esattoriale del 2014. Spero di chiarire ogni cosa. Ma mi chiedo come fanno gli impiegati a lavorare in queste condizioni, in un ambiente dove tutti gridano e non si può spiegare di cosa si ha bisogno? Sono vittime pure loro di un sistema sbagliato». (di Giuseppe Scibetta, fonte La Sicilia)
di Redazione 3
Gio, 07/05/2026 - 12:25

