M5S nel caos: il vincolo dei due mandati e il timore di «tornare al lavoro precedente»

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L’ultima carta del Movimento 5 Stelle – approvare la riforma costituzionale sul taglio dei parlamentari prima del voto di fiducia sul governo Conte – è già stata stracciata ieri sera dal leader leghista Matteo Salvini: «Così non andiamo più al voto». Con il governo giallo-verde al capolinea, gli esponenti M5S si interrogano sul loro futuro politico. C’è chi ipotizza che il vincolo dei due mandati possa non valere in caso di fine anticipata dell’esecutivo e chi invece si domanda: «Dovrò tornare al mio lavoro precedente?».

La strategia comunicativa dei 5 Stelle è quella di attendere, mentre continuano i contatti tra il capo politico M5S Di Maio, Alessandro Di Battista, Roberto Fico e Davide Casaleggio. Proprio il presidente dell’associazione Rousseau aveva incontrato pochi giorni fa Massimo Bugani, che intervistato sul Fatto Quotidianoaveva rivelato la volontà dei vertici M5S di ridurgli lo stipendio dopo le critiche espresse su Luigi Di Maio.

Negli ultimi mesi lo scontento espresso da Bugani è stato anche quello di molti parlamentari M5S: troppi compromessi, secondo alcuni, pur di restare al governo. Ma al momento del voto in aula (si veda il caso del decreto sicurezza bis), tutte le misure ‘care’ alla Lega erano passate. Ieri sera, in una inusuale diretta televisiva organizzata sotto casa, è stato Luigi Di Maio l’unico a comparire in video. «Salvini ha fatto cadere il governo perché ha messo i sondaggi davanti agli interessi del Paese, nella storia questo si paga gli italiani che non sono sprovveduti» ha detto il capo politico M5S al Tg1.

I parlamentari M5S si sono sfogati sui social network. Il tesoriere del Movimento, Sergio Battelli ha scritto: «La Lega, per la quale abbiamo dovuto mandare giù dei grossi rospi, ebbene quella Lega si metta bene in testa che non può fare il bello e il cattivo tempo a suo piacimento» e ha rispolverato il vaffa.. caro a Grillo. Il sottosegretario Stefano Buffagni ha chiesto retoricamente: «Italia first, no?». In controtendenza, mentre esplodeva la crisi di governo il ministro delle Infrastrutture Toninelli commentava e dava appuntamenti per il prossimo mese (il 6 settembre ha convocato i vertici della Regione Lombardia per parlare del collegamento stradale tra Cremona e Mantova).

Proprio il ministro delle Infrastrutture era stato al centro delle critiche leghiste, ma anche di quelle interne. Si era ipotizzato un cambio alla guida del Mit con il capogruppo al Senato M5S Stefano Patuanelli. Un esponente 5 Stelle al primo mandato, esattamente come Alessandro Di Battista. (di Francesca Martelli, fonte Open.online)