Mafia, Cicchitto: “Commissione inchiesta su depistaggio strage Borsellino”

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PALERMO – Una Commissione parlamentare di inchiesta “per fare luce sul depistaggio sulla strage di via D’Amelio” è stata chiesta dall’ex deputato Fabrizio Cicchitto, dopo la deposizione dell’ex pentito di mafia Vincenzo Scarantino al processo di Caltanissetta, che vede imputati tre poliziotti, Mario Bo, Fabrizio Mattei e Michele Ribaudo, accusati di concorso in calunnia aggravato dall’avere favorito Cosa nostra. Cicchitto, in una lettera scritta al quotidiano ‘Libero’ dice: “Non abbiamo molta fiducia nelle Commissioni parlamentari d’inchiesta anche perché, malgrado che i presidenti di Camera e Senato della precedente legislatura abbiano proclamato che sono stati resi pubblici i lavori svolti e i documenti raccolti, invece le parti più delicate di essi rimangono secretate per cui rischierebbe una condanna di due o tre anni il parlamentare della Commissione stragi che rendesse noti alcuni documenti riguardanti la strage alla stazione di Bologna e la caduta dell’aereo dell’Itavia che mettono in discussione le versioni oggi prevalenti”. “Malgrado questo rilievo tuttavia auspichiamo che s’istituisca una Commissione parlamentare d’inchiesta sul depistaggio avvenuto intorno alla strage di via D’Amelio che ha colpito Paolo Borsellino e la sua scorta perché su questo fatto gravissimo esiste una sorta di congiura del silenzio che solo la figlia di Borsellino, Fiammetta, cerca dirompere”. “I giudici e gli inquirenti nei primi processi, compreso il pm Di Matteo,non si accorsero di questa operazione fatta solo il loro naso dal defunto La Barbera e da alcuni poliziotti ai suoi ordini – scrive ancora Cicchitto – Il depistaggio fu realizzato attraverso le false deposizioni di Scarantino che fu costretto a farle. Nella sua deposizione al nuovo processo in corso Scarantino ha raccontato particolari incredibili riguardanti le pressioni che gli furono fatte dal nucleo di poliziotti guidati da La Barbera”. E ancora: “Successivamente, a processi avviati, costoro gli suggerirono di interrompere l’interrogatorio in aula, con la scusa di dover andare in bagno, quando si trovava in difficoltà e non sapeva rispondere perché così in quell’intervallo essi gli potevano suggerire le risposte”.