MANILA – “Parliamoci chiaro: non si puo’ nascondere la verita’ e cioe’ che uccidere in nome di Dio e’ una aberrazione. E che la liberta’ di espressione e’ un diritto, un obbligo in un certo senso, perche’ c’e’ il dovere di dire quello che si pensa per aiutare il bene comune, ma senza offendere: non si puo’ e non si deve offendere, se qualcuno dice una parolaccia a mia mamma e’ normale che si aspetti un pugno”. Lo ha detto Papa Francesco sull’aereo in volo tra l’isola di Ceylon e Manila, la capitale del paese piu’ cattolico e gioioso dell’Asia, affrontando il delicato tema del dialogo religioso e del rischio terrorismo dopo l’attentato a Charlie Hebdo. A Madhu, “cuore lacerato dello Sri Lanka”, Papa Francesco ha visto “buddisti, islamici, induisti e tutti i cristiani che vanno insieme al santuario, a pregare la Vergine, e dicono che ricevono grazie”. “Il popolo – commenta – mai sbaglia. Qualcosa li unisce”. “E se loro sono cosi’ tanto naturalmente uniti da andare a pregare insieme perche’ allora io non avrei dovuto andare in un tempio buddista?” replica al quesito di un giornalista riguardo alla visita fuori programma al tempio di Mahabodi Viharaya. E anche davanti al terrorismo che minaccia attacchi ai simboli dell’Occidente, e quindi pure al Vaticano, ” il miglior modo di rispondere e’ la mitezza.
Essere miti, umili come il pane. Senza aggressivita’, anche se c’e’ gente che questo non lo capisce”. In proposito pero’ Bergoglio tranquillizza i giornalisti: “sono in atto misure di sicurezza prudenti ma sicure”. Poi confida: “mi preoccupo di piu’ per i fedeli, ma abbastanza anche per me. Ho un po’ paura, ma anche una bella dosa di incoscienza. E prego il Signore: ‘se accadesse, solo ti chiedo una grazia: che non mi faccia male’.
Non sono coraggioso, ho paura del dolore fisico”.

