CALTANISSETTA – Se non molti mesi fa si guardava alla novità del Movimento 5 Stelle con piglio di naturale diffidenza, forse con l’atteggiamento tutto siciliano del “migliu u tintu accanusciutu ca u bunu accanusciri” alle regionali di ottobre, qualcosa oggi pare essere cambiato, e pure tanto. I siciliani avranno forse preso coscienza del fatto che vivono in una terra in cui i propri rappresentanti mandati anche a suon di 61 a zero ad applicare il bene comune, hanno senza alcun dubbio pensato solo a farsi i fatti propri. Non è forse un caso che i nostri giovani siano preparati, laureati e motivati, ma rimangono a spasso senza speranza per il domani. Non sarà forse un caso che le nostre strade sono da terzo mondo, e che le dighe costate ai cittadini miliardi di lire, siano inutilizzate e l’acqua piovana viene gettata via perchè non sono in grado di contenere l’acqua per le quali erano state progettate. Qualcosa evidentemente non ha funzionato. Ma cosa non ha funzionato? Dove sono finiti i soldi per le opere pubbliche? Forse, in ville e residenze private edificate col cemento depotenziato di tante strade ed autostrade della Sicilia? Forse si, forse no. Oggi ci troviamo a commentare una strana tornata elettorale, una occasione, in cui i siciliani si mostrano più che mai tanto legati al vecchio, quanto speranzosi per il nuovo. Il dato è inequivocabile, fiducia al cavaliere ed a Bersani, speranza in Grillo. Il Cinque Stelle fa la prima affermazione in Sicilia, sicuramente alla luce dei risultati conseguiti dai “magnifici 15” che in poco meno di 100 giorni hanno presentato oltre 100 atti parlamentari, una media impressionante di uno al giorno, tra disegni di legge, interpellanze ed interrogazioni, oltre che richieste di accesso agli atti e botta e risposta in aula ed in commissione. Alla faccia dei neofiti della politica sussurrano gli elettori, che hanno così strizzato l’occhio non tanto a Grillo, quanto a quelle facce pulite e perbene del geometra che si ribella a suon di leggi al muos mettendo spalle al muro un governo regionale, o della mamma grillina che all’Assemblea regionale Siciliana ha “sgamato” gli illeciti delle Ato siciliane facendo richieste agli atti che stanno già provocando dimissioni di commissari liquidatori e interventi delle forze dell’ordine. Saranno questi risultati ed ovviamente tante aspettative ad aver dato al 5 Stelle il lasciapassare per Montecitorio con il consenso (e che consenso!) del 30 e passa % che ha di fatto raddoppiato il dato già sbalorditivo delle regionali di Ottobre. Sorprende che un Movimento da solo faccia testa a testa con i partiti tradizionali uniti insieme, manco a dirlo in coalizioni, sorprende però che di contro un’altra parte dei siciliani abbia rinnovato il consenso a PD e PDL, veterani della politica siciliana. Già PD e PDL, storiche coalizioni che per aver ragione delle urne viaggiano in coalizione. Una situazione che conferma la regione più grande d’Italia come il vero laboratorio elettorale dello stivale. “Altro che protesta”, dice Cancelleri a Mentana, altro che novità dicono gli elettori che preferiscono i partiti tradizionali. Intanto mentre alcuni neofiti della politica entreranno nei palazzi per la prima volta, altri sfregano le mani per farvi rientro, consapevoli però che incombono gli occhi di alcuni “irreprensibili guastafeste” che renderanno loro la vita complicata se vorranno fare giochetti o magagne. C’è poi chi chiude una esperienza politica trentennale vedendo crollare vertiginosamente il consenso dei propri concittadini rimanendo così fuori dal palazzo, come se la politica fosse un mestiere, come se di fare politica glie lo avesse consigliato il medico di famiglia. Sarà cambiato il vento? Staremo a vedere.
di Redazione 3
Gio, 05/03/2026 - 12:17

