MUSSOMELI – Questa settimana verrà ricordata come tra le più tragiche per il tributo di sangue versato sulla Palermo- Agrigento, almeno in quel lungo e pericoloso tratto di strada che divide le province di Caltanissetta e Agrigento. Iniziata lunedì con due incidenti, di cui uno mortale, e continuata venerdì con un altro impatto devastante tra due camion, ma che per fortuna non ha provocato vittime. Quanto basta per tentare di riaccendere i riflettori su un’arteria che ambisce a rappresentare una via di comunicazione di riferimento, tra le più importanti e trafficate della Sicilia, salvo poi possedere i livelli di sicurezza, in alcuni punti, delle peggiori trazzere di campagna. E quando piove l’asfalto diventa viscido, le auto e persino i mezzi pesanti si trasformano in saponette che sfuggono all’aderenza. E’ un sacrario la “Ss 189”, disseminata di croci, lapidi e fiori. Il monito della morte si palesa in prossimità delle curve e sui rettilinei. Non lascia mai l’automobilista nel suo viaggio. Un viale che ha tatuato sull’asfalto i nomi delle tante vittime che ogni anno concludono le loro esistenze tragicamente. Non ne possono più i pendolari di sfidare quotidianamente il pericolo; sono stanchi di farlo i camionisti. Venerdì sera, gli autisti dei “bisonti” fermi in coda per l’incidente che ha coinvolto due mezzi pesanti, senza per fortuna causare vittime, commentavano amaramente l’ennesimo scontro. “Non è possibile continuare così- si lamentavano- non si può viaggiare privi di sicurezza. Chi lavora attraversando queste strade, vive sotto una continua minaccia”. Rabbia tra i pompieri. Duro lo sfogo del capo distaccamento dei vigili del fuoco di Mussomeli Gianni Piazza. “E’ necessario ed urgente intervenire per evitare il ripetersi di gravi incidenti. E’ per noi stessi uno strazio intervenire per liberare uomini e donne intrappolate tra le lamiere, per recuperare corpi privi di vita. C’è bisogno che i media nazionali comincino a parlarne, che le istituzioni si interessino di questa strada, affinché non venga più versato altro sangue”. Piazza lancia l’accorato appello ai giornalisti. “Parlatene di questa strada, raccontate quello che succede”. La paura principale è che questa statale della morte continui a fregiarsi di questo malevole nome, ad inghiottire altre vite, a diventare il letto di un fiume di sangue in piena. Un cimitero senza corpi, ma pieno di croci, lapidi, foto ed epitaffi. (*GITA*)
di Redazione 3
Gio, 05/03/2026 - 12:17

