Un’offesa alla bellezza di quel monumento che quella zona sovrasta e ombreggia. Una distesa di rifiuti, con una significativa prevalenza di eternit. Amianto ai piedi del maniero, insieme a ferraglia, barattoli di ogni forgia, suppellettili reduci da quali edifici. Bruciati dall’ultimo e grave incendio di fine settembre, quando tutta l’area attorno alla fortezza fu avvolta dalle fiamme. Gli esiti di quel rogo sono visibili ancora: le membrane che proteggono i cavi dell’impianto di illuminazione in molte parti risultano divorate. Per fortuna il fuoco non ha danneggiato l’impianto; ma di questo bisogna ringraziare l’intervento provvidenziale dei vigili del fuoco. Ma vampe a parte, il vero pericolo che vive quel fazzoletto brulla di terra, su cui si adagia il Castello Manfredonico, è nella costante violenza perpetrata dall’uomo. I piedi del maniero “riposano” su un letto di immondizia: ad accatastarsi carcasse di ferraglia e di vasche di eternit. Una bomba ecologica in un punto dove la brutalità dell’uomo moderno cozza con la bellezza e il senso estetico dell’uomo di una volta. Per rendersi conto della presenza della discarica, non basta fermarsi sul ciglio del piazzale di sosta, bisogna invece addentrarsi nell’aperta campagna, discendere un leggero pendio e tra le pieghe della terra scoprire l’affiorare di taniche, barattoli di ogni risma, ferraglia arrugginita, e poi una serie di pezzi di eternit disseminati qua e là, ad occupare il posto che in primavera dovrebbe essere riservato ai fiori. Amianto lasciato nell’ambiente buono solo a contaminare aria e terra. E’ il lato B della dimora di Manfredi. Poi, se non si è contenti, si può anche affrontare un’altra discesa, stavolta costeggiando il viale del Castello. Quel boschetto che appare nelle più belle cartoline del maniero, riserva al suo interno brutte sorprese. Sacchetti di spazzatura in quantità industriale, trasportati negli anni dal vento o dagli animali. Testimonianza della presenza di un punto di raccolta del pattume proprio a pochi passi dal Castello Manfredonico. Che fare allora? Questa immagine che non collima con l’immagine edulcorata delle migliori cartoline, dovrebbe spingere in primis alla bonifica della zona, e poi ad accarezzare il progetto per la creazione di un vero parco naturale ai piedi della fortezza. I mussomelesi saranno di certo d’accordo, tranne forse quella sparuta frotta che crede che l’ipotesi di trasformare il castello in una cava di brecciolino, non sia una provocazione al nonsense, ma un’idea redditizia.
Mussomeli, una discarica di eternit ai piedi del Castello Manfredonico
Dom, 20/01/2013 - 17:09
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