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Giustizia. Fuga di notizie: “pizzino” tra PM Caltanissetta e Palermo

Redazione

Giustizia. Fuga di notizie: “pizzino” tra PM Caltanissetta e Palermo

Gio, 17/01/2013 - 12:45

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Francesco Maiolini

PALERMO – Spunta un “pizzino” scambiato tra procuratori, nella vicenda della fuga di notizie che coinvolge il capo della Dda di Palermo, Francesco Messineo, indagato a Caltanissetta con l’accusa di avere passato informazioni riservate a Francesco Maiolini, ex direttore generale di Banca Nuova e oggi presidente dell’Irfis-FinSicilia. Per difendersi dall’addebito e per sostenere di non avere fatto nulla di illecito, Messineo ha sostenuto che a chiedere cosa stesse accadendo a Maiolini sarebbe stato lo stesso procuratore di Caltanissetta, Sergio Lari.
E per suffragare questa ipotesi ha consegnato ai Pm che lo interrogavano nel capoluogo nisseno un foglio, l’avviso di identificazione dell’ex manager bancario, e un biglietto con un saluto firmato dal loro capo, che Messineo aveva conservato e su cui aveva messo la data, per ricordare il giorno in cui gli erano stati dati.

Sergio Lari

A Lari non viene attribuito nulla di penalmente rilevante, ma dopo che e’ venuta fuori questa circostanza il magistrato si e’ astenuto dall’indagine, il cui coordinamento e’ ora in mano al procuratore di Catania, Giovanni Salvi. Il procuratore generale di Caltanissetta, Roberto Scarpinato, ha dato parere favorevole e ha accolto l’astensione. Dietro la decisione del procuratore nisseno di lasciare l’inchiesta c’e’ dunque questo retroscena, e non la semplice amicizia con Maiolini. Lari non fa commenti, ma si limita a dire che “Messineo e Maiolini non avevano bisogno che facessi io da intermediario fra di loro”, a sottolineare i buoni rapporti tra il procuratore di Palermo e l’attuale vertice dell’istituto per il mediocredito centrale siciliano. Insomma, la questione, che gia’ aveva portato alla rinuncia di Messineo al concorso per diventare pg di Palermo, diventa oggetto di uno scontro al calor bianco, l’ennesimo, tra le due Procure siciliane. Intanto il Csm, titolare dell’azione disciplinare, non avrebbe ancora ricevuto le carte ne’ da Caltanissetta ne’ da Palermo.

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