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CGIL F.P. nissena: Lombardo si dimette, le motivazioni in una lettera aperta

Redazione

CGIL F.P. nissena: Lombardo si dimette, le motivazioni in una lettera aperta

Gio, 05/01/2012 - 03:15

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Questione morale nella CGIL nissena?  Solo una modesta “sanzione di biasimo scritto” per una serie di gravi irregolarità

CALTANISSETTA –  L’idea che dalla mia esperienza personale, di lunga militanza nella Funzione Pubblica – CGIL di Caltanissetta, possano essere ricavate considerazioni generali sulle “derive” burocratiche e clientelari, che purtroppo interessano anche il sindacato,  mi spinge a scrivere e a comunicare alla collettività queste brevi considerazioni.

            Come è facile intuire, le regole e i comportamenti interpersonali nel sindacato non dovrebbero mai prescindere  da forti valori di riferimento e da un vincolo associativo che comporti comunque il prevalere degli interessi comuni e di rappresentanza.

            Ma, ci chiediamo, cosa succede quando questo vincolo si attenua? Cosa avviene in una organizzazione come la CGIL nel caso in cui vengano accertate condotte sleali o fraudolente?

            I contorni della vicenda cui faccio riferimento  sono già chiari molto prima del luglio 2010, cioè prima di quando formalmente gli ispettori della Funzione Pubblica verificano l’esistenza di una serie di irregolarità riconducibili alla gestione dell’allora Segretario Generale della F.P. – CGIL (successivamente Responsabile Organizzativo) e di un componente della Segreteria (peraltro attuale Segretario della Funzione Pubblica). Già allora sarebbe stato auspicabile un gesto di responsabilità o, in mancanza, l’esonero; incredibilmente i fatti accertati non comportano invece alcuna sanzione. Solo successivamente ad un ricorso presentato alla Commissione di Garanzia Nazionale e alla conseguente istruttoria, confermate le responsabilità già individuate dagli ispettori, vengono finalmente stigmatizzati i comportamenti dell’allora Segretario Generale della Funzione Pubblica e dell’attuale Segretario Generale della Funzione Pubblica con la motivazione che “i fatti evidenziati dagli ispettori FP rappresentano comportamenti in contrasto con le norme fissate dagli organi statutari” e viene disposta “la sanzione del biasimo scritto”. Il provvedimento viene mitigato in forza di una motivazione  che può considerarsi almeno originale: la regolarizzazione successiva di quanto evidenziato dagli ispettori.

            In questa occasione non interessa riferire nel dettaglio sulla gravità dei fatti che, comunque, in qualsiasi pubblica amministrazione avrebbero dato luogo a misure di autotutela (il licenziamento, per giusta causa, la sospensione dal servizio o il trasferimento), magari accompagnate da formule ipocritamente garantiste, quelle con le quali di solito si ribadisce la fiducia nell’azione della magistratura e nel futuro proscioglimento, magari in una fase ancora preliminare; né mi appassiona ragionare  di quali comportamenti sarebbe stato lecito attendersi da parte degli interessati, già prima dell’accertamento delle responsabilità, quando queste si svelavano nelle discussioni informali e nel biasimo che pure è stato espresso, in nome di un interesse più generale.

             Mi pare rilevante invece riflettere sul fatto che regolamenti, statuti e deliberazioni non sono risultati strumenti idonei a liberare l’organizzazione sindacale dalla pesante ipoteca di un piccolo gruppo di potere, che probabilmente si avvale di un sistema di mediazioni e di protezione; pare importante interrogarsi proprio sulle ragioni che hanno suggerito di non rivelare i diversi aspetti della questione, ancor oggi ignota alla maggior parte degli iscritti; che hanno indotto molti a tacere, sapendo, e quindi pochi a sovraesporsi.

            A fronte di questa tenace, per certi aspetti perfino esemplare, ostinazione nel mantenimento del ruolo (e quindi delle sue “rendite di posizione”), credo si debba prendere atto di un atteggiamento negligente ed indulgente nel trattare l’intera questione e della assenza di qualsiasi significativa reazione di indignazione e di dissenso. La CGIL, il suo gruppo dirigente, i suoi statuti e regolamenti non sono in grado di interdire in modo convincente e definitivo quello che si è profilato come un sistematico arbitrio.

            Consapevole che, nella situazione attuale, restare in questa organizzazione poteva essere considerato un comportamento omissivo e perfino complice, ho ritenuto di rassegnare le mie dimissioni da “responsabile della dirigenza sanitaria, tecnica, professionale e amministrativa” della F.P. CGIL e  di revocare la delega sindacale a suo tempo sottoscritta a favore della CGIL.

             Amareggiato, spero almeno che in futuro mi sia evitata l’eventualità di sentire tal genere di sindacalisti denigrare i privilegi delle caste e dei potentati, disprezzare le clientele, invocare la trasparenza e la rettitudine nei comportamenti pubblici: sarebbero veramente discorsi surreali.

Caltanissetta, 4.01.2012                                                           Giuseppe Lombardo

                                                                       ex Responsabile Area della Dirigenza Sanitaria,                                                                 Professionale, Tecnica e Amministrativa F.P. CGIL Caltanissetta

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