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Satira politica de “il Sacco”: secondo il Gip la famosa vignetta non è diffamatoria, archiviata

Redazione

Satira politica de “il Sacco”: secondo il Gip la famosa vignetta non è diffamatoria, archiviata

Mer, 21/12/2011 - 16:04

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CALTANISSETTA – Il Gip ha dato ragione al Sacco: la vignetta che ritraeva il sindaco di San Cataldo Giuseppe Di Forti al “guinzaglio” dell’on. Pagano, pubblicata due anni fa dal periodico locale, non è diffamatoria.

Si è dunque conclusa una vicenda giudiziaria  – nata dalla querela proposta con delibera di giunta a firma del sindaco e degli assessori Filippo Vullo, Rosario Sorce, Bartolo Mangione, Therry Ilardo e Roberto Riggi – che ha fatto molto scalpore non solo a San Cataldo. Dell’iniziativa del comune hanno infatti parlato, oltre che le televisioni locali, i principali giornali siciliani. All’epoca dei fatti, si sono registrate numerose iniziative di solidarietà nei confronti della testata: migliaia i sostenitori di un gruppo creato su facebook. E’ stato anche pubblicato un numero speciale del giornale, dedicato al diritto di satira, i cui costi di stampa sono stati coperti dai lettori.

Salvatore Falzone

Nei giorni scorsi il Gip Lirio Conti ha accolto la richiesta della procura di Caltanissetta, respingendo l’opposizione del primo cittadino e firmando l’ordinanza di archiviazione nei confronti del direttore responsabile Salvatore Falzone, difeso dall’avv. Sergio Iacona. Il comune aveva affidato l’incarico legale all’avv. Oddo del foro di Palermo con un impegno di spesa, deliberato dalla giunta, pari a 1240 euro. “Adesso che il caso è chiuso – afferma Salvatore Falzone – risalta a maggior ragione il significato più autentico dell’azione del sindaco (che tra l’altro si è rivelata un vero boomerang in termini di consensi). L’obiettivo del primo cittadino, e del suo suggeritore, non era certo quello di riscattare la reputazione ferita da un disegno satirico ma quello, duplice, di vendicarsi per le critiche giornalistiche rivolte al suo operato e di spegnere il volume del dissenso, soffocando sul nascere un palpabile risveglio civile. La vignetta – continua – è oggettivamente innocua. E’ evidente che non volevamo offendere l’onore del sindaco. Volevamo, con il linguaggio iperbolico, impietoso e corrosivo della satira (come insegna la Cassazione), stigmatizzare un dato di fatto largamente condiviso dai cittadini: e cioè l’assenza di autonomia decisionale del primo cittadino e la totale dipendenza dal suo referente politico. Ma soprattutto – aggiunge – perché sperperare i soldi dei cittadini? Per proporre querela, gratuitamente, basta recarsi in caserma. E comunque il sindaco avrebbe potuto far lavorare un avvocato del luogo. Per questo mi auguro che il sindaco e i cinque assessori, visto il momento di grave difficoltà per le casse comunali, paghino le spese di tasca propria”.

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