PALERMO – Una lettera anonima, firmata da sedicenti “parenti dei detenuti al 41 bis”, risalente al febbraio 1993, e’ stata acquisita agli atti del processo per favoreggiamento aggravato nei confronti del generale Mario Mori e del colonnello Mauro Obinu. Il documento, indirizzato all’allora presidente della Repubblica, Oscar Luigi Scalfaro, e a una serie di altri destinatari, era noto, ma ora e’ stato messo in collegamento con la questione della trattativa fra mafia e Stato nel periodo delle stragi del ’92-’93. Il carcere duro, a cui erano sottoposti una serie di boss detenuti nelle supercarceri di Pianosa e dell’Asinara, era uno dei punti che stavano piu’ a cuore alla mafia e – come e’ emerso dalle indagini delle Procure di Palermo e di Caltanissetta – era al centro di presunte “interlocuzioni” tra uomini della mafia e pezzi delle istituzioni. Una serie di grandi e piccoli segnali furono lanciati in quel periodo allo Stato, che nel ’93, pochi mesi dopo gli eccidi siciliani del ’92 e a cavallo del periodo delle stragi del Nord, rispose con la revoca di una serie di misure di sottoposizione al regime duro, circa 500 tra il ’93 e il ’94. Provvedimenti che l’allora ministro della Giustizia Giovanni Conso, interrogato dai magistrati siciliani e dalla commissione
Antimafia, ha sostenuto di avere adottato “in solitudine”. La lettera, che era gia’ agli atti del processo di Firenze, sulle stragi avvenute proprio diciotto anni fa nel capoluogo toscano, a Roma e a Milano, e’ stata adesso consegnata dall’ex capo dell’ufficio detenuti del Dap, il dipartimento dell’amministrazione penitenziaria, Sebastiano Ardita, ai pm palermitani, che lo hanno interrogato due settimane fa. Durissimi i toni dell’anonimo: “Di detenuti ne moriranno, ma lei (il riferimento e’ a Scalfaro, ndr) non si curi di loro, tanto si tratta di carne da macello. Per noi e per loro resta solo la consolazione che un giorno Dio, che ha piu’ potere di lei, sara’ giusto nel suo giudizio… lei si e’ vantato piu’ volte di essere un autentico cristiano. Le consigliamo di vantarsi di meno e di amare di piu’. Non ci firmiamo non per paura, ma per evitare ulteriori pene ai nostri familiari (e poi fanno lezioni di mafia!)… Se lei ha dato ordine di uccidere, bene, noi ci tranquillizziamo, se non e’ cosi’ guardi che per noi e’ sempre il maggior responsabile, il piu’ alto responsabile dell’Italia ‘civile’ che, con molto interesse, ha a cuore i problemi degli animali, i problemi del terzo mondo, del razzismo e dimentica questi problemi insignificanti perche’ si tratta di detenuti, ovvero di carne da macello”.




