– Nel 2025 sono 13 milioni gli italiani che soffrono di 2 o piu’ patologie. E’ quanto emerge dal report dell’Istat ‘La salute: una conquista da difendere’, diffuso oggi. La multimorbilita’ – ossia la presenza simultanea di 2 o piu’ patologie sulla stessa persona – rappresenta una vera sfida per i paesi a elevato invecchiamento come l’Italia: nel 2025 si stima riguardi 13 milioni di persone (da 10,3 milioni nel 1993), di cui il 39% ultra 75enni (dal 21,3% nel 1993).
D’altra parte, al netto del fattore invecchiamento, la prevalenza standardizzata nella popolazione complessiva si e’ ridotta di 3 punti, e la dinamica per eta’ evidenzia la compressione della multimorbilita’ verso eta’ sempre piu’ anziane, con prevalenze in diminuzione tra adulti e giovani anziani (65-74enni) e in crescita solo dopo i 75 anni. In un’Italia sempre piu’ longeva, aumentano le malattie cronico-degenerative: i tumori sono passati dal 2-3% dei decessi alla fine del XIX secolo al 26,3% nel 2023, e le malattie cardiovascolari dal 6-8% al 30%, diventando dalla seconda meta’ del Novecento la principale causa di morte. Inoltre, e’ cresciuta la diffusione del diabete, dal 2,9% della popolazione nel 1980 al 3,4 nel 1995 e al 6,4% nel 2025, con una crescita che solo per due terzi dei casi dipende dall’invecchiamento della popolazione.
Aumentano poi gli ipertesi (dal 6,4% nel 1980 al 10,2 nel 1995 e al 18,9% nel 2025), anche in questo caso non solo per l’aumento della quota di anziani: questo fenomeno e’ spiegato in parte dai progressi della capacita’ diagnostica, con le nuove soglie che si rinnovano nel tempo e la precocita’ dei controlli, ma cresce anche l’adozione di stili di vita poco salutari che peggiorano i fattori di rischio come l’eccesso di peso tra i non anziani. Di contro, tra il 1995 e il 2025, si e’ ridotta considerevolmente la diffusione di artrosi e artrite, quasi dimezzandosi al netto dell’invecchiamento della popolazione (prevalenze standardizzate), e vi sono stati netti miglioramenti nella diffusione di patologie legate all’abitudine al fumo, come la bronchite cronica: nel 1980 interessava oltre 4 milioni di persone (di cui piu’ dei 2/3 uomini) e nel 2025 soli 2 milioni, senza differenze di genere, soprattutto per la forte riduzione dei fumatori uomini.
La percezione che i cittadini hanno delle proprie condizioni di salute e’ parte essenziale della qualita’ della vita e, insieme, indicativa dei rischi di natura sanitaria. Negli ultimi 30 anni la quota di persone che si dichiara in cattiva salute e’ diminuita dall’8% nel 1995 al 5,5% nel 2025, e si e’ piu’ che dimezzata (dal 9,8 al 4,5%) in termini standardizzati, correggendo cioe’ per l’effetto dell’invecchiamento. La prevalenza delle persone in cattiva salute cresce con l’eta’, in particolare tra le donne, ma sono proprio le fasce piu’ anziane ad avere registrato i miglioramenti piu’ significativi: nel 2025 ha dichiarato di stare male o molto male quasi il 28% delle donne di 85 anni e piu’, tra le quali la quota si e’ dimezzata rispetto al 1995; tra i coetanei uomini la quota si e’ ridotta dal 39,5 al 17,2%, avvicinandosi a quella della coorte 75-84

