La crisi idrica in Italia pesa sulle tasche dei cittadini. Siccità, alluvioni e mancato riciclo costano 227 euro a testa all’anno, il doppio della media europea (112 euro), pari a 13,4 miliardi, “come se l’economia si fermasse per due giorni e mezzo ogni anno”. A mettere il faro su questa emergenza è la settima edizione del Libro Bianco 2026 della Community Valore Acqua di Teha (The european house Ambrosetti).
L’Italia è “sempre più esposta allo stress idrico, con poca o troppa acqua nei momenti sbagliati, difficoltà nella raccolta o nella gestione” con ripercussioni consistenti sul sistema produttivo a cominciare dall’agricoltura. Che nell’ultimo decennio ha subito un calo della produzione del 7,8%. Nel solo 2024 i danni legati ai cambiamenti climatici per l’agricoltura hanno raggiunto 8,5 miliardi di euro. “Senza acqua salta il 20% del pil italiano” ha avvertito Valerio De Molli, ceo e managing partner di Teha Group sottolineando che l’acqua è un elemento fondamentale anche per “industria, energia e data center, e abilita complessivamente 384 miliardi di euro di valore” e coinvolge quasi 2 milioni di imprese.
Una gestione “emergenziale mette a rischio la competitività” ha aggiunto De Molli secondo cui “è indispensabile una pianificazione strategica di lungo periodo, capace di sviluppare un settore idrico resiliente e sostenibile. Servono una visione più ambiziosa e integrata, accelerare gli investimenti, modernizzare le infrastrutture, mobilitare capitali pubblici e privati, spingere su innovazione e digitalizzazione e diffondere una nuova cultura dell’acqua lungo l’intera filiera”.
Il ciclo idrico esteso, che comprende gestione, provider tecnologici, e consorzi di bonifica, ha generato 11,2 miliardi di valore aggiunto nel 2024, che salgono a 31 miliardi considerando l’indiretto e l’indotto. “La tariffa del servizio idrico in Italia, principale fonte di finanziamento degli investimenti futuri, pur cresciuta fino a 2,5 euro al metro cubo nel 2024, resta tra le più basse d’Europa: il 30% sotto la media Ue.
Il nodo degli investimenti diventa decisivo” ha osservato Benedetta Brioschi, partner Teha. Secondo i gestori del Servizio idrico integrato rappresentati dalla Community la tariffa non sarà sufficiente a sostenere il fabbisogno del settore in particolare con la conclusione del Pnrr: il capitale privato dal 2027 potrebbe coprire il 18% degli investimenti complessivi, che potrebbero arrivare fino a 98 euro pro capite rispetto agli 83 previsti dal 2027 senza l’apporto del Pnrr. Il neo presidente dell’Autorità di Regolazione per Energia Reti e Ambiente, Nicola Dell’Acqua, ha annunciato a breve “un tavolo con tutti i portatori di interesse sull’acqua”, e che Arera “starà molto attenta all’equilibrio tariffario, agli investimenti e alla qualità del servizio”.

