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Sette basi Usa in Italia. Scali, porti e 13mila militari. Accordi prevedono il libero uso per rifornimento e logistica

Redazione

Sette basi Usa in Italia. Scali, porti e 13mila militari. Accordi prevedono il libero uso per rifornimento e logistica

Gio, 05/03/2026 - 18:15

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Dagli aeroporti passando per le torri radar fino ai porti, sono diverse le infrastrutture militari americane nel territorio italiano mentre sono tredicimila, tra reclute e ufficiali, gli statunitensi di stanza nel nostro Paese. In questi giorni sotto i riflettori è finito lo scalo militare di Sigonella in Sicilia dove si è intensificato il traffico di droni e aerei americani, ma solo per rifornimento, logistica e sorveglianza aerea.

Secondo gli accordi, nel caso in cui gli Stati Uniti intendano invece utilizzare una loro postazione come trampolino di lancio per scopi bellici – come gli attacchi a Teheran – serve l’ok del governo italiano. Nell’ambito dell’attuale crisi, l’Esecutivo ha comunque annunciato che condividerà con il Parlamento eventuali decisioni sulla concessione di basi Usa.

I primi patti che ne regolamentano l’utilizzo risalgono al primo dopoguerra: il Nato Sofa del 1951, poi il Bilateral infrastructure agreement del 1954 aggiornato nel 1973 e attualizzato con il Memorandum d’intesa Italia-Usa del 1995. Oltre a quello di Sigonella, ci sono anche gli aeroporti militari di Aviano in Friuli Venezia Giulia – da cui una dozzina di F16 sarebbero già stati trasferiti – e Ghedi (che ospiterebbe testate nucleari) in Lombardia. I porti sono quelli di Napoli e Gaeta, mentre le due basi sono Camp Darby in Toscana e Camp Ederle in Veneto. Esistono poi presidi minori e dislocazioni riservate.

Oltre ai 13 mila militari americani nelle basi, altri 21mila fanno parte invece della VI flotta della Us Navy, dove ci sono 40 navi e 175 aerei di combattimento e di trasporto. Ci sono poi i porti di Napoli e Gaeta (c’è la sesta flotta americana) e le basi di Camp Darby (il più grande deposito di armi e munizioni americano in Europa), in Toscana, e di Camp Ederle e Caserma Del Din, in Veneto. Dislocati per il Paese ci sono poi sistemi di sorveglianza come il sistema Muos (Mobile user objective system) a Niscemi, che monitora anche la situazione in Medioriente attraverso radar e satellite.

Aldilà delle questioni normative che regolano gli scopi del loro utilizzo, la presenza di infrastrutture statunitensi militari rappresenta un elemento sensibile rispetto ad eventuali minacce terroristiche in Italia, tanto che in queste ore il Dipartimento della Pubblica sicurezza ha inviato a prefetti e questori una circolare per il rafforzamento della vigilanza sulle stesse basi e sui siti sensibili riconducibili alla filiera di produzione ad interesse militare americano.

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