Non è bastata la vittoria. Non è bastato il Leone d’Oro. No, Sal Da Vinci ha dovuto commettere il peccato mortale: ha cantato “Per sempre sì”. In un mondo che celebra l’evanescenza dei legami, il poliamore fluttuante e il terrore di impegnarsi anche solo per il rinnovo dell’abbonamento in palestra, Sal ha osato pronunciare la parola proibita. Sempre.
Il fronte del “Woke a oltranza” è già sceso in piazza. Ecco perché, secondo i critici più illuminati, questa canzone è il Male Assoluto.
L’Agghiacciante Tirannia del “Sempre”: Ma come si permette? Dire “per sempre” è una chiara violazione del diritto all’autodeterminazione fluida. È un’imposizione temporale, una forma di stalking cronologico che traumatizza chi vive di soli “forse” e “vediamo”.
Il Patriarcato del Consenso Eterno: Quel “Sì” pronunciato con troppa convinzione sa di antico. Dove sono le clausole rescissorie? Dove sono le note a piè di pagina che specificano “Sì, ma con riserva di revisione semestrale dei termini e delle condizioni”?
Melodia Troppo Orecchiabile = Manipolazione: Se la gente la canta, significa che è una droga per le masse. Sal Da Vinci è stato accusato di usare “frequenze eteropatriarcali” per ipnotizzare le nonne d’Italia e indurle a credere ancora nell’amore eterno, quando dovrebbero invece studiare la de-strutturazione dei legami liquidi.
Il collettivo “Sentimenti Sostenibili” ha già chiesto di riscrivere il testo per il mercato internazionale. Il titolo suggerito è “Per un periodo di tempo ragionevole, previo accordo tra le parti e salvo complicazioni, forse”. Meno poetico, certo, ma molto più inclusivo.
“Vincere Sanremo con un ‘Sì’ nel 2026 è come portare un vassoio di bignè a un raduno di diabetici: un atto di bullismo glicemico senza precedenti.” — Commento medio sui social.
Insomma, Sal Da Vinci è il nuovo nemico pubblico numero uno perché ha ricordato all’Italia che si può ancora dire di sì senza consultare prima un avvocato e un sociologo. Che scandalo, Sal. Che scandalo.

