“Se ho mai ripensato a incontrare di nuovo Lucio? Continuamente. Il giorno che muoio lo incontrerò su una seggiola, con una chitarra in mano. E lo abbraccerò”. Così Giulio Rapetti, in arte Mogol, parlando del sodalizio con Lucio Battisti, in uno dei passaggi più applauditi della presentazione della sua autobiografia ‘Senza paura. La mia vita’, svoltasi stasera a Bologna. A moderare l’evento, ospitato dalla Cineteca sul palco del cinema Modernissimo, il cantautore Gianni Morandi, più volte interprete del paroliere, e il giornalista Emilio Marrese.
La separazione con Battisti, ha ricordato Mogol, “è una decisione che lui ha accettato, ma che forse non è dipesa da lui: gli avevo detto se non mi dava la stessa percentuale che prendeva non avrei scritto più, perché quando si tratta di scrivere, per me, parole e musica sono entrambe importanti ed è giusto essere equi”. Per me, ha spiegato, “la cosa più importante è ragionare sempre in modo equo, dare il giusto a tutti, non difendendo gli interessi, ma mettendo al centro l’equità. Ma lui, alla fine, disse che non si poteva fare, ma non significa che la creatività tra noi due non c’era più. È morto, credo, di cirrosi epatica e io volevo andare a vederlo all’ospedale” ha detto Rapetti. “Mi ricordo – ha concluso l’artista ricordando ancora l’amico – quando Lucio una volta mi disse: ‘il mio successo l’ho avuto perché ho ascoltato un pazzo’ indicandomi”.

