In data 27.01.2026 personale della Polizia di Stato appartenente alla Sezione di P.G. della Procura della Repubblica di Enna ha dato esecuzione all’ordinanza della misura della custodia cautelare in carcere, emessa dal G.I.P. del Tribunale di Enna, a carico di uomo indagato per i gravi delitti di violenza sessuale aggravata in danno di una minore di anni quattordici sin da quando la stessa ne aveva undici, nonché di maltrattamenti in famiglia in danno della stessa ragazzina e dell’intero nucleo familiare, composto oltre a lei anche da altre ragazze minorenni e dalla ex compagna dell’uomo.
Le indagini disposte dalla Procura della Repubblica, in conformità alle norme in materia di “Codice Rosso”, hanno consentito al personale della Polizia di Stato della Sezione di P.G. di sentire la parte offesa, alla presenza del P.M. titolare delle indagini, di acquisire ulteriori elementi altamente probanti dalle persone informate sui fatti, nonché di reperire e trascrivere alcune rilevanti conversazioni. In tal modo, in brevissimo tempo, sono stati raccolti numerosi gravi indizi di colpevolezza, fornendo alla Procura della Repubblica un pregnante quadro indiziario che ha consentito al magistrato inquirente di richiedere la misura cautelare personale coercitiva.
Si è appurato, infatti, che l’uomo per circa tre anni non solo ha abusato sessualmente della figliastra ma ha anche imposto delle regole chiare a tutti i componenti della famiglia cha hanno dovuto vivere in costante stato d’ansia.
Le conseguenze per chiunque avesse raccontato il “segreto di famiglia”, sarebbero stato andare in contro alle percosse e alla minaccia costante del rischio dell’intervento degli assistenti sociali, che avrebbero diviso le bambine dalla madre, collocandole in diverse strutture.
Il G.I.P. di Enna, valutate le prove raccolte contro D.R.C. ha emesso a suo carico l’ordinanza della misura della custodia cautelare in carcere, eseguita dalla medesima Sezione di P.G. che allo stesso tempo sta effettuando ulteriori e delicati accertamenti.
Si evidenzia che il procedimento penale pende in fase di indagini e che l’indagato non può definirsi colpevole fino a sentenza o decreto penale di condanna irrevocabili.

