In occasione della Giornata dei Dialetti e delle Lingue Locali, Auclis (Associazioni Unite per la Cultura e la Lingua Siciliana) ripropone al centro del dibattito la condizione del siciliano, una lingua storica che, nonostante la sua ampia diffusione e il suo valore culturale, continua a non beneficiare di un adeguato riconoscimento istituzionale.
Il siciliano è stato “lingua ufficiale” per oltre due secoli ed è oggi parlato da milioni di persone in Sicilia e nelle comunità della diaspora. La linguistica internazionale lo classifica come lingua romanza autonoma, con una struttura fonetica, morfologica e lessicale distinta dall’italiano. La sua tradizione letteraria, che affonda le radici nella Scuola Poetica Siciliana del XIII secolo, ha contribuito in modo rilevante alla nascita della letteratura italiana. Eppure, nonostante questo patrimonio, oggi il siciliano non rientra tra le lingue tutelate dalla Legge 482/1999.
La 482 ha rappresentato un passo avanti importante, riconoscendo lingue come sardo e friulano, ma ha lasciato prive di tutela lingue storiche di grande rilevanza, tra cui il siciliano. Questa lacuna normativa impedisce l’attivazione di politiche scolastiche, culturali e amministrative che potrebbero garantire una valorizzazione coerente con gli standard europei.
Come rileva la nota dell’ Auclis “la necessità di un intervento legislativo più ampio è resa ancora più evidente dalla storia linguistica dell’Italia unita. Nel 1860 solo il 5% della popolazione aveva l’italiano come lingua d’uso. In Sicilia, come altrove, le scuole post-unitarie adottarono, in modo diffuso, severe pratiche di repressione e stigmatizzazione delle lingue locali: l’uso del siciliano veniva scoraggiato, ridicolizzato e punito, generando mortificazione e un processo di erosione linguistica che ha inciso profondamente sull’autostima culturale delle comunità. Le conseguenze di quel periodo sono visibili ancora oggi nella progressiva riduzione della competenza attiva tra i giovani”.
Per queste ragioni, Auclis ritiene urgente avviare una riflessione strutturata sul ruolo del siciliano come parte integrante del patrimonio culturale italiano tutelato, tra l’altro, dagli articoli 6 e 9 della Costituzione: “Servono politiche linguistiche moderne, basate sui principi della pianificazione linguistica e orientate alla tutela effettiva: programmi scolastici dedicati che includano le parti migliori del siciliano letterario (con autori quali Palomes, Meli, Vitale, Pitrè, Pirandello, Buttitta, etc.), sostegno alla trasmissione intergenerazionale, promozione culturale e un quadro normativo che riconosca al siciliano la dignità che merita”.
Valorizzare il siciliano significa in effetti valorizzare la storia, la creatività e l’identità di una delle regioni culturalmente più ricche d’Italia.
In questo quadro, Auclis invita le famiglie a trasmettere ai figli la lingua siciliana come parte essenziale della loro identità culturale, in coerenza con l’art. 29 della Convenzione ONU sui Diritti del Fanciullo, che riconosce il diritto dei bambini a sviluppare il rispetto per la propria identità linguistica e per i valori della comunità di appartenenza. Allo stesso tempo, l’associazione “incoraggia insegnanti e dirigenti a utilizzare gli spazi offerti dall’autonomia scolastica prevista dal DPR 275/1999 per introdurre attività dedicate alla lingua e alla letteratura siciliana con iniziative di approfondimento nelle principali ricorrenze legate al plurilinguismo e alla storia siciliana”. L’AUCLIS cita come esempi: il 26 settembre (Giornata Europea delle Lingue), il 21 febbraio (Giornata Internazionale della Lingua Madre) e il 15 maggio, anniversario dello Statuto siciliano, oltre alle giornate internazionali dedicate al teatro, alla musica, alla letteratura, alla poesia.

