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Dal dibattito ideologico al selfie con il ministro: l’evoluzione della comunicazione politica in Italia

Redazione

Dal dibattito ideologico al selfie con il ministro: l’evoluzione della comunicazione politica in Italia

Ven, 18/07/2025 - 00:32

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Dai toni accesi e rigorosamente in bianco e nero dei confronti tra Berlinguer e Almirante ai sorrisi condivisi in uno scatto digitale. La politica italiana ha attraversato più di cinquant’anni di cambiamenti profondi, trasformandosi radicalmente nella forma e nel linguaggio della comunicazione. Se un tempo erano la dialettica e l’ideologia a farla da padrona, oggi a dominare la scena è spesso l’immagine, immediata e virale, capace di parlare a migliaia di persone in pochi istanti.

L’evoluzione tecnologica ha ridefinito anche il modo di intendere la rappresentanza. Nell’epoca dei social network e dell’istantaneità, il selfie è diventato un simbolo del rapporto tra cittadino e istituzione, tra popolo e potere. Non è solo un gesto di vanità, ma spesso rappresenta un momento di riconoscimento, di partecipazione emotiva, di appartenenza.

L’inaugurazione del viadotto San Giuliano a Caltanissetta ha offerto un chiaro esempio di questo nuovo paradigma. All’arrivo del ministro delle Infrastrutture Matteo Salvini, gli uomini dell’ANAS – operai e tecnici in prima linea nella realizzazione dell’opera – non hanno nascosto la loro emozione. Non solo per aver portato a compimento un’opera infrastrutturale attesa da anni, ma per il piacere sincero di poter immortalare quel momento accanto a uno dei protagonisti della politica nazionale.

I cosiddetti “uomini in arancione”, che con le loro mani hanno costruito fisicamente il ponte, hanno accolto Salvini con entusiasmo. Il selfie, in questo contesto, è diventato quasi un trofeo: un modo per raccontare, a casa e sui social, la propria partecipazione a un momento storico, condividendo il riconoscimento di un lavoro concluso con successo.

Non sono stati da meno alcuni consiglieri comunali e amministratori locali presenti alla cerimonia. Anche per loro, lo scatto accanto al ministro ha rappresentato una forma di riconoscimento istituzionale, ma anche personale. Un gesto che unisce il protocollo con l’umana voglia di testimoniare la propria presenza e il proprio coinvolgimento.

Dunque, è tempo di fare i conti con una nuova forma di comunicazione politica, che accanto al ragionamento conserva – o forse sostituisce – l’immagine come mezzo di trasmissione di messaggi, emozioni e consenso. E se oggi i selfie sembrano aver sostituito i manifesti ideologici, non per questo sono privi di significato: raccontano un tempo, un linguaggio, una nuova sensibilità. E ci ricordano che anche la politica, come la società che rappresenta, è figlia del suo tempo.

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