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Migranti. Giurista, già 4 sentenze contro decreto Piantedosi

Redazione 3

Migranti. Giurista, già 4 sentenze contro decreto Piantedosi

Gio, 06/06/2024 - 09:45

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La sentenza con cui il Tribunale di Reggio Calabria ha annullato ieri il fermo di 60 giorni per la nave Sea-eye 4 della ong tedesca Sea-Eye e’ “la quarta decisione di un Tribunale civile italiano che boccia la politica dei fermi amministrativi, rilanciata dal Decreto Piantedosi”. Lo spiega il giurista Fulvio Vassallo Paleologo, esperto in diritto di asilo, sulla rivista giuridica Associazione diritti e frontiere Adif. La sentenza, aggiugne, arriva dopo “le decisioni dei tribunali civili di Brindisi, a Crotone”. La prassi dei fermi era gia’ in vigore ai tempi del Covid, a partire dal 2020 ma poi e’ stata “ridimensionata da una importante sentenza della Corte di giustizia nell’agosto del 2022”. La sentenza emessa a Reggio Calabria indica, sottolinea Vassallo, che “il provvedimento di fermo amministrativo adottato contro la nave umanitaria Sea Eye 4 era basato esclusivamente su un rapporto farlocco inviato dalla sedicente Guardia costiera libica alle autorita’ italiane. Un rapporto che risultava in contrasto con i fatti e con le comunicazioni oggetto di accertamento nel corso del giudizio, dai quali emergeva invece il riconoscimento anche da parte libica del corretto intervento di salvataggio operato dal comandante della Sea Eye 4 e dal suo equipaggio per salvare 84 naufraghi in acque internazionali”. “Il Tribunale – aggiunge – ha respinto tutte le posizioni rappresentate per conto delle autorita’ di governo italiane dalla Avvocatura dello Stato, rigettando preliminarmente una eccezione di inammissibilita’ che, se accolta, avrebbe cancellato in materia di fermi amministrativi i diritti di difesa”.

Per il giurista il tribunale ha ridato equilibrio gerarchico alle fonti normative: “Secondo l’Avvocatura dello Stato – spiega Vassallo – il comandante della nave avrebbe agito in violazione della Convenzione di Amburgo e della Convenzione Solas per aver operato ‘disattendendo’ le disposizioni vigenti in materia di coordinamento e gestione delle operazioni di soccorso di competenza dell’Autorita’ dello Stato responsabile sull’area Sar”. “Proprio qui – precisa il giurista – si registra un totale rovesciamento delle fonti normative, percepito dal Tribunale di Reggio Calabria. Sono proprio le Convenzioni internazionali richiamate dall’Avvocatura dello Stato che impongono un intervento immediato ai comandanti delle navi che abbiano a vista imbarcazioni in evidente stato di pericolo (distress), dandone comunicazione alle autorita’ competenti, ma senza dovere attendere alcuna sorta di autorizzazione preventiva. Che potrebbe richiedere quel lasso di tempo che in tante occasioni ha fatto la differenza tra la vita e la morte”. Il Tribunale rileva come i soccoritori avessero “costantemente informato le autorita’ italiane e libiche, mentre alla Sea Eye 4 ed alle imbarcazioni minori ausiliarie che stavano provvedendo al trasbordo dei naufraghi si avvicinavano mezzi di diversa dimensione appartenenti alla sedicente Guardia costiera libica con modalita’ ‘che hanno contribuito a creare una situazione di agitazione’. Una modalita’ aggressiva, che mette a rischio la vita umana in mare, che ormai si ripete da tempo, soprattutto da quando si sono perfezionate nuove intese operative con i libici, ai quali sono stati forniti dall’Italia sistemi di comunicazione, motovedette veloci ed assistenza tecnica”. La sentenza apre spazio a un intervento della Corte Costituzionale. “In base al quadro normativo adesso indicato, secondo l’odine gerarchico delle fonti sancito dalla Costituzione italiana (art.10,11 e 117) – conclude Vassallo – potrebbero dunque individuarsi non solo provvedimenti illegittimi da annullare o sospendere da parte dei giudici nazionali o delle Corti internazionali, ma molteplici profili di responsabilita’ per quegli agenti istituzionali, incluso il livello politico, che operando in stretto contatto con le autorita’ libiche, ed occorre richiamare al riguardo anche il ruolo sempre piu’ rilevante di Frontex, si rendono complici di abbandono in mare, al limite dell’omissione di soccorso”.